L’ex senatore Denis Verdini è stato condannato in primo grado a 5 anni e mezzo di reclusione per la bancarotta fraudolenta della Società toscana di Edizioni. Il tribunale di Firenze ha condannato a 5 anni anche l’ex deputato di Forza Italia, Massimo Parisi. Per entrambi i giudici hanno anche deciso l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Tre anni ciascuno per gli altri 3 imputati nel processo, tutti amministratori della Ste che pubblicava Il Giornale della Toscana.

Il pm Luca Turco, l’11 aprile, aveva chiesto di condannare Verdini a 3 anni per la presunta bancarotta fraudolenta della società che dal 1998 al 2014, anno del fallimento, ha pubblicato il quotidiano venduto insieme a Il Giornale. Verdini “era il dominus di questo gruppo di fatto assumendo tutte le decisioni strategiche con il consenso dell’intero consiglio di amministrazione” della Ste, che, disse nella requisitoria il pubblico ministero, “è stata costituita per un fine nobile, arricchire il pluralismo dell’informazione locale” ma “la storia è stata diversa” e “vede arricchirsi due persone, Verdini e Parisi”.

Secondo l’accusa, la Ste, già in perdita, sarebbe stata svuotata di 2,6 milioni di euro, con un’operazione che non avrebbe avuto ragione economica. Somma che, stando alle indagini della Guardia di finanza, sarebbe finita su conti correnti di Verdini e di Parisi. Secondo la difesa dell’ex senatore, quel depauperamento avvenne 10 anni prima del fallimento della Ste e comunque sarebbe stato seguito da un atto riparatorio dello stesso ex senatore con cui sarebbero stati compensati i debiti. Al quotidiano, replicò l’ex senatore, “ho solo dato, ho versato soldi, dall’inizio alla fine per tenerlo in vita. Dispiace che alla fine sia arrivato comunque al fallimento nonostante lo sforzo”.

Lo scorso luglio, l’ex senatore di Ala era stato condannato in appello a 6 anni e 10 mesi per il crack della banca Credito cooperativo fiorentino. In primo grado l’accusa aveva sostenuto che  fosse il dominus della banca (che usava come “un bancomat”) e di tutte le attività le attività editoriali organizzate per ottenere contributi pubblici e nei confronti degli “amici di affari”.

L’ex senatore era stato rinviato a giudizio per associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato il 15 luglio del 2014 con l’accusa di aver concesso finanziamenti e crediti milionari  senza “garanzie”, sulla base di contratti preliminari di compravendite ritenute fittizie. Soldi che, per la procura di Firenze venivano dati a “persone ritenute vicine” a Verdini stesso sulla base di “documentazione carente e in assenza di adeguata istruttoria”.

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