I lavoratori Ilva di Genova-Cornigliano e Novi Ligure dicono sì all’accordo firmato da sindacati e ArcelorMittal al ministero dello Sviluppo Economico. I risultati del referendum svolto negli stabilimenti parlano chiarissimo: a Cornigliano il 90,1% degli operai ha approvato l’intesa, mentre a Novi Ligure ha espresso parere favorevole l’89,4 per cento. C’è attesa per i risultati di Taranto, l’acciaieria più grande del gruppo e quella che verrà colpita in maniera più importante sotto il profilo della forza lavoro che transiterà nella nuova azienda.

A Genova i favorevoli sono stati 1012, 99 i contrari (8,8%) e 12 le schede nulle. Su 1474 aventi diritto, hanno votato in 1123. Nel siderurgico di Novi Ligure, invece, l’intesa siglata da Fiom, Fim, Uilm e Usb ha trovato il via libera di 456 operai. In 52 si sono espressi negativamente e 2 sono state le schede nulle. Alta l’adesione anche in questo caso, con 510 votanti su 730 aventi diritto. Via libera all’accordo anche da Marghera, dove si è espresso favorevolmente il 63%. Su 52 votanti (68 aventi diritti) i sì sono stati circa 33, in 18 hanno detto no e un dipendente si è astenuto.

L’accordo firmato dai rappresentanti dei metalmeccanici prevede 10.700 assunzioni immediate da parte di AmInvestco, la cordata guidata da ArcelorMittal che ha vinto la gara, a fronte di 13.522 dipendenti attuali di Ilva. Chi non verrà assunto dagli acquirenti – conservando anzianità, integrativo e Jobs Act in caso di assunzione precedente al 2015 – resterà in Ilva in amministrazione straordinaria e si occuperà di bonifiche.

Dal momento dell’ingresso negli stabilimenti fino al 2023, chi non è stato riassunto potrà accedere volontariamente agli esodi per i quali il governo si è impegnato a stanziare 250 milioni di euro. Qualora, al termine del Piano ambientale, dovessero esserci ancora persone nella vecchia società, ArcelorMittal ha assunto l’impegno ad assumerli entro il 2025 azzerando in questo modo gli esuberi.

A Genova, dopo il voto, si è già tornati a parlare di “piazza”. Il segretario genovese della Fiom, Bruno Manganaro, plaudendo al risultato del referendum, ricorda come “ora bisogna dare seguito a ciò che si è scritto nell’accordo nazionale su Genova, vale a dire che tutti i firmatari dell’Accordo di Programma devono essere convocati intorno ad un tavolo entro il 30 settembre“. In quella data, infatti, scade la cassa integrazione e i lavori di pubblica utilità a essa collegati.

“Il rischio è che il 1 ottobre i lavoratori dell’Ilva di Genova non abbiano l’ammortizzatore sociale e l’integrazione al reddito è una pericolosa realtà – spiega Manganaro – Per questo attendiamo fino al 23 settembre per una convocazione, ma se non arriverà dal 24 settembre partirà la mobilitazione con la determinazione che ci contraddistingue. Il Governo deve sapere che sta scherzando con il fuoco”.