“Ho firmato un’ordinanza per correggere la zona rossa per permettere a alcune imprese di riprendere il lavoro”. Lo ha annunciato il sindaco di Genova, Marco Bucci, lasciano una riunione in Regione. “Abbiamo una commissione tecnica che è un interlocutore con il quale possiamo confrontarci per arrivare all’obiettivo. Vogliamo far riprendere il lavoro e consentire agli sfollati di rientrare, almeno qualche ora, nelle case per riprendere le proprie cose. Non ho la strada tracciata ma ci stiamo lavorando”, dice. Nella sede della Regione è in corso anche un riunione tra tecnici di Cassa depositi e prestiti e rappresentanti di Enti locali: sul tavolo varie tematiche tra cui trasporti, risarcimenti e protezione civile.
 “La legge prevede che la ricostruzione sia a carico del concessionario. E il concessionario attualmente è Autostrade. Ad avviare il cantiere deveessere Autostrade, anche se a costruire potrà essere un’azienda di stato come chiede di Maio”, dice il governatore ligure Giovanni Toti in un’intervista a Repubblica in cui si rivolge al vicepresidente del consiglio del M5s. “Nazionalizzare è il rimedio sbagliato: quando ci furono guai sulla Salerno-Reggio Calabria, l’autostrada era pubblica”. Il governatore rivolge un appello all’esecutivo: “Qualsiasi decisione prenda, non ritardi neppure di un minuto l’avvio dei cantieri per la ricostruzione del ponte. E si facciano, ancora più rapidamente, le grandi opere come la Gronda. Sono favorevole al fatto che Fincantieri costruisca il ponte, ha le capacità tecniche per farlo. Il governo ci pensi, però: dovremmo aspettare la modifica di leggi o la fine di un lunghissimo contenzioso per fare ripartire il cantiere. Occorre un accordo di tutte le parti per ripartire subito”.
Nel frattempo vanno avanti le indagini della magistratura. Ieri gli uomini della guardia di finanza sono entrati nelle sedi del Ministero delle Infrastrutture e nel suo ufficio ispettivo territoriale di Genova, nella sede del Provveditorato delle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Val d’Aosta, e della Spea Engineering spa, una società del Gruppo Atlantia, la holding che controlla Autostrade per l’Italia per sequestrare documenti considerati fondamentali per l’inchiesta. Tra questi anche il via libera concesso dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al progetto esecutivo degli stralli del ponte Morandi. Un documento che – come anticipato dal Fatto Quotidiano – è stato firmato l’11 giugno 2018 da Vincenzo Cinelli, Direttore generale per la Vigilanza sulle concessionarie autostradali. Lavori autorizzati, come racconta il Corriere della Sera citando il documento “per sopperire alla progressiva perdita di funzionalità relativa alle pile 9 e 10 del Polcevera”. La pila 9 è quella crollata la vigilia di Ferragosto uccidendo 43 persone. La pila 10, invece, è quella ancora in piedi ma pericolante.

Due mesi e tre giorni prima della tragedia, dunque, il Mit aveva dato l’ok al rinforzo degli stralli mentre Autostrade aveva già avviato l’iter della gara d’ appalto per la preselezione delle imprese. In pratica il via libera del ministero, che è vincolante per dare l’avvio all’intervento strutturale, è arrivato dopo che il percorso burocratico era già stato avviato. È stato il ministero ad essere lento o Autostrade per l’Italia ad essere troppo veloci? Saranno le indagini a dirlo.

Secondo la lettera pubblicata dall’Espresso il 28 febbraio del 2018 Autostrade per l’Italia aveva chiesto al ministero di sciogliere rapidamente le riserve sui lavori necessari per il Ponte Morandi. Il direttore delle manutenzioni della concessionaria, Michele Donferri Mitelli, aveva messo in guardia il ministero delle Infrastrutture e il Provveditorato sui rischi per la sicurezza legati al ritardo dell’approvazione del progetto esecutivo di rinforzo del viadotto genovese. In particolare si chiedeva di accelerare l’iter proprio per garantire “l’incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera”.

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