I cittadini italiani sono quelli che in Europa hanno la percezione più distorta dell’immigrazione: il 73% della popolazione sovrastima le presenze. E siamo anche tra i più ostili al fenomeno. A spiegarlo è una ricerca dell’Istituto Cattaneo, che sottolinea come la non conoscenza del numero reale di immigrati faccia emergere “una relazione positiva tra l’errata percezione del fenomeno migratorio e l’atteggiamento verso l’immigrazione.

Cioè, all’aumentare dell’ostilità verso gli immigrati, aumenta anche l’errore nella valutazione sulla presenza di immigrati nel proprio Paese”. La conclusione è che “l’Italia si conferma il Paese collocato nella posizione più ‘estrema’, caratterizzata dal maggior livello di ostilità verso l’immigrazione e le minoranze religiose“. Ad ogni modo, osserva il Cattaneo, “da questa correlazione non è possibile stabilire nessun nesso di tipo causa-effetto. Nel senso che l’atteggiamento fortemente negativo verso l’immigrazione potrebbe essere la causa di una sovrastima degli immigrati presenti nella società così come potrebbe esserne la conseguenza”.

I dati – “All’interno del contesto europeo – si legge nello studio Immigrazione in Italia: tra realtà e percezione – il (31,5%) non sa fornire una risposta sulla percentuale di immigrati che vivono nei loro paesi. In alcuni casi (Bulgaria, Portogallo, Malta e Spagna) la percentuale di chi non sa rispondere supera abbondantemente il 50%, mentre l’Italia si attesta al di sotto della media europea. Infatti, gli italiani che non sanno rispondere sono il 27%”.

Dalle interviste fatte in Italia dall’istituto risulta un maggior distacco (in punti percentuali) tra la percentuale di immigrati non-Ue realmente presenti in Italia (7%) e quella stimata, o percepita, pari al 25%. L’errore di percezione commesso dagli italiani è quello più alto tra tutti i paesi dell’Unione Europea (+17,4) e si manterrebbe ugualmente elevato anche se considerassimo la percentuale di tutti gli immigrati presenti in Italia – che, secondo i dati delle Nazioni Unite, corrispondono attualmente al 10% della popolazione (cresciuti di oltre 6 punti percentuali rispetto al 2007).

Gli altri paesi che mostrano un ‘errore percettivo’ di poco inferiore a quello italiano sono il Portogallo (+14,6 punti percentuali), la Spagna (+14,4 p.p.) e il Regno Unito (+12,8 p.p.). Al contrario, la differenza tra la percentuale di immigrati ‘reali’ e ‘percepiti’ è minima nei paesi nordici (Svezia +0,3; Danimarca +2,2; Finlandia +2,6) e in alcuni paesi dell’Europa centro-orientale (Estonia – 1,1; Croazia +0,1). Per elaborare la sua ricerca il pensatoio emiliano ha preso in esame l’indice Nim elaborato dal Pew Research Center e dedicato a misurare il grado di sentimento nazionalista, anti-immigrati e contrario alle minoranze religiose in 15 nazioni europee.

“Dati presentati in maniera partigiana dai partiti” – L’Istituto Cattaneo rileva come il tema immigrazione sia stato centrale nella scorsa campagna elettorale che ha portato alla formazione del governo Lega-Movimento 5 Stelle e come la distorsione di percezione sia riconducibile anche all’opinione pubblica: “I dati a disposizione – si legge nel rapporto – sono spesso frammentari e talvolta presentati in maniera ‘partigiana‘, stiracchiandoli da una parte o dall’altra in base agli interessi dei partiti. Il che contribuisce spesso a proiettare un’immagine distorta della realtà del fenomeno migratorio in Italia, dove le percezioni contano più dei dati concreti”.

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