I no di Malta e dell’Italia, il sì di Barcellona stoppato da Madrid. Così per il momento l’Aquarius resta ferma tra le acque maltesi e l’isola di Linosa in attesa di capire dove far rotta, mentre si fa avanti anche il porto francese di Sete che però “deve attendere istruzioni delle autorità” di Parigi. A bordo della nave ci sono 141 persone salvate in due diverse operazioni il 10 agosto scorso e al Fatto.it risulta che nessuna tra le autorità libiche, maltesi e italiane, contattate dalla nave, abbia riconosciuto la propria competenza, rimettendo la responsabilità ad altri Paesi. Uno stallo che assomiglia sempre di più a quello dello scorso giugno, quando alla fine l’Aquarius approdò a Valencia con gli oltre 600 migranti salvati quasi due settimane prima. E Nicola Stalla, coordinatore dei soccorsi di Sos Mediterranee, fa sapere che a bordo ci sono anche due donne incinte e due bambini molto piccoli: “Lo stato di salute delle persone soccorse, al momento è stabile, ma potrebbe aggravarsi con il passare delle ore”.

Toninelli: “Spetta al Regno Unito” – “La nave è ora in acque maltesi e batte bandiera Gibilterra. A questo punto il Regno Unito si assuma le sue responsabilità per la salvaguardia dei naufraghi”. Così Danilo Toninelli, su Twitter, detta la linea italiana sul caso Aquarius. Nel merito è intervenuto anche il  ministro dell’Interno Salvini: “Stop trafficanti di esseri umani e complici”, ha twittato. Con i soliti hashtag #portichiusi e #cuoriaperti, il leader della Lega sottolinea che la nave essendo di “proprietà tedesca, noleggiata da Ong francese, equipaggio straniero, in acque maltesi” e “battente bandiera di Gibilterra, può andare dove vuole, non in Italia!”.

Commissione Ue assicura “peso diplomatico” – L’appello lanciato dalla nave ai governi europei è di ieri, 12 agosto: SOS Mediterranèe ha messo in fila la successione delle comunicazioni avute con la Guardia Costiera libica e il Centro di coordinamento di Tripoli, che chiaramente indica di rivolgersi a un altro centro di coordinamento per lo sbarco. Posto che la Libia non può essere un “porto sicuro”: “Nessuna operazione europea e nessuna nave europea effettua sbarchi in Libia, perché non lo consideriamo un Paese sicuro”, aveva sottolineato a metà luglio la portavoce della Commissione Europea per le Migrazioni Natasha Bertaud. E sullo stesso sito della Farnesina, nella sezione viaggiaresicuri.it si invitano gli italiani a lasciare il paese il prima possibile – e a non recarvisi proprio – “in ragione della assai precaria situazione di sicurezza”. Intanto Tove Ernst, una portavoce di Bruxelles, fa sapere che la Commissione Ue è pronta “a prestare il nostro pieno sostegno e peso diplomatico, per una rapida soluzione“, precisando di essere in contatto con alcuni Stati membri, senza però specificare quali. La Commissione aiuta nel coordinamento tra gli Stati, ma non ha nel concreto la competenza per l’individuazione del “porto sicuro” in cui la nave può sbarcare.

Barcellona: “Venite qui”. Ma Madrid dice no – La vice sindaca di Barcellona, Laia Ortiz, ha chiesto al governo spagnolo il permesso di accogliere la nave con a bordo i migranti. Permesso che non è stato concesso: tramite fonti ufficiali della Moncloa, Madrid ha posto un freno affermando che “la Spagna non è il porto più sicuro, perché non è il porto più vicino, secondo quanto stabilisce il diritto internazionale”. Il quotidiano spagnolo El Pais sottolinea però che la decisione del governo guidato dal socialista Pedro Sanchez ancora non è stata presa. Anche il sindaco di Napoli De Magistris fa sapere che la città è disponibile a ricevere l’Aquarius, accusando il governo italiano di un “cinismo istituzionale senza precedenti”. De Magistris invita poi l’Ong “ad avvicinarsi verso il nostro porto perché, qualora non li facessero sbarcare, saremmo noi stessi ad andarli a prendere in mezzo al mare”.

Il precedente di giugno – Sembra che si stia ripetendo la stessa storia di due mesi fa: la nave Aquarius è bloccata in mare, tra Linosa e Malta, con migranti a bordo che necessitano di assistenza, senza un porto sicuro in cui attraccare. Era il 12 giugno, infatti, quando la stessa nave cercò di attraccare in Italia con a bordo 630 migranti: trovò i porti chiusi, ma l’assistenza tecnica delle Marina Militare e della Guardia Costiera italiana. L’Aquarius venne scortata dalle navi italiane Orione e Dattilo fino al porto di Valencia: assistenza senza la quale non sarebbe riuscita a navigare in sicurezza. Ma adesso, alla nave della Ong l’Italia nega anche questo tipo supporto tecnico, non solamente l’approdo.

Civati: “Oltre il senso del ridicolo” – “Le politiche che mirano a impedire a tutti i costi alle persone di raggiungere l’Europa si traducono in maggiori sofferenze e anche in viaggi più rischiosi per persone che sono già molto vulnerabili”, ha dichiarato Aloys Vimard, coordinatore di Medici senza frontiere. I primi commenti arrivano da Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, secondo cui le affermazioni del ministro Toninelli sono “oltre il senso del ridicolo”. Per Nicola Fratoianni, segretario di Si, “l’Italia scivola ogni giorno di più nella vergogna di un governo che ha scelto di usare il proprio potere per contribuire alla morte, invece che per salvare la vita”. E si augura “davvero che si astengano coloro che nel M5S ogni tanto fanno sentire parole di bontà sui migranti, perché servono atti concreti e scelte politiche precise”.

Giro: “Li caricano per imprese mediatiche” – “Fanno gli splendidi in mare, caricano centinaia di profughi irregolari e poi li scaricano sulle coste siciliane o spagnole e se ne vanno per le nuove eroiche imprese mediatiche”, scrive in una nota il senatore Fi Francesco Giro in riferimento alla situazione dell’Aquarius. “Vengono soccorsi in larga misura maschi sui 18/30 anni, in buona salute, provenienti da Etiopia e Eritrea dove la guerra è finita da un pezzo” sostiene il senatore, secondo cui  queste persone “una volta giunta in Italia sparisce per andare in Francia e Germania dopo aver combinato guai sul suolo italiano. Basta!”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Al Posto del Cuore, polemica sul programma radio condotto da Paola Perego e Laura Campiglio: “Gli asessuati? Sono malati”

prev
Articolo Successivo

Neonato morto a Brescia per un batterio, indagata tutta l’equipe della terapia intensiva degli Spedali Civili

next