“A volte ci vogliono dieci anni per arrivare all’anno che ti cambia la vita”. Jacopo Daeli ha già avvisato il suo tatuatore a San Francisco dove andrà a farsi il dodicesimo tattoo. Si inciderà “2017”, l’anno in cui è entrato nel cuore della Silicon Valley in California per lavorare come Lead Software Engineer a GoDaddy, il registrar di nomi di domini per siti internet più grande al mondo. Un cervello che scalpita e un paese che più che punto d’arrivo è una rampa di lancio?

La storia di Jacopo Daeli non è proprio la solita. Jacopo è partito da Daverio, un paesino di 3000 anime a sud di Varese e a 29 anni è arrivato in un’azienda leader con oltre 17 milioni di clienti. Ma non è scappato dall’Italia, non le ha voltato le spalle con rabbia. Solo, ha fatto i conti con i propri sogni. “Vuoi fare l’avvocato? In Italia hai migliaia di opportunità e guadagni bene. Vuoi fare l’ingegnere informatico? Vai all’estero. Se serve trasferirsi per raggiungere i propri sogni, allora va fatto”. Ci vuole consapevolezza. Da quella di essere (“finalmente”) l’unico che avrebbe dovuto e potuto preoccuparsi di se stesso a quella “necessaria” di dover guardare oltre confine per fare carriera. Soprattutto nel caso di Web Development e Software Engineering.

L’Italia è un’ottima palestra e “l’università non serve solo per avere un titolo ma ti garantisce un’esperienza di vita unica e ti insegna a ragionare, a risolvere problemi rapidamente, in particolare se fai ingegneria o più in generale una laurea scientifica”. Ma il Bel Paese non è ancora tra i mercati migliori. Le opportunità sono limitate e “i finanziamenti per le aziende emergenti sono scarsi rispetto al resto dell’Europa e in particolare agli Stati Uniti. Non c’è ancora una vera e propria cultura tech e start-up. I migliori ingegneri informatici vanno negli Usa. Per questo lavorare lì era diventato il mio sogno”. Non c’è delusione quindi nelle parole di Jacopo, ma realismo. D’altronde “la distanza tra realtà e sogni si chiama azione”.

E così Jacopo ha progettato nei minimi dettagli ogni passo, la triennale e poi la laurea specialistica. A Milano si è iscritto al corso di Matematica e Computer Science della Statale e due anni dopo è diventato cittadino del mondo. Nel 2009 è partito per l’Erasmus a Parigi dove ha iniziato una doppia vita da informatico “lavorando su progetti open source” e da fotografo in documentari e servizi. “Seguivo le lezioni a distanza dalla Francia e tornavo in Italia a fare gli esami”. Con un occhio alla Torre Eiffel e uno al Duomo, ha continuato gli studi “a distanza” con il biennio in Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Milano ma ben presto il lavoro ha cominciato a bussare sempre più insistentemente. Dallo spioncino però Jacopo non vedeva l’Italia, ma l’estero. “In effetti non ho mai lavorato nel mio paese, anche perché in Italia gli ingegneri informatici sono pagati meno rispetto ad altri paesi come la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti”. Dalla Francia è così volato a Londra come Chief Software Engineer e poi di nuovo a Parigi come Head of Engineering per una start-up francese. In questo ping-pong europeo è arrivata anche l’ideazione e la creazione di Flip, un’applicazione di trasferimento di documenti che, sfruttando una connessione diretta chiamata “peer to peer”, permette un invio senza limiti di peso e più veloce rispetto alle altre applicazioni esistenti. Grazie a Flip, Jacopo ha potuto viaggiare e presentare il suo lavoro nel campo dei sistemi distribuiti a conferenze internazionali. L’applicazione è ovviamente nella sua personalissima greatest hits al pari con la soddisfazione di “essere riuscito a visitare diversi paesi fra cui il Giappone, Hong Kong, Singapore, l’India, la Thailandia e gli Usa”. In cima alla classifica, però, c’è l’essere arrivato nel cuore pulsante della tecnologia e dell’innovazione, in una delle aziende più forti del mercato mondiale. A GoDaddy Jacopo si occupa di problematiche di scalabilità e riusabilità del software e, in particolare, si concentra nel portare l’infrastruttura dell’azienda nel cloud pubblico. In sostanza GoDaddy al posto di avere server propri li “noleggia” da provider esterni come Amazon Web Services (AWS). Funziona un po’ come l’energia elettrica: non compriamo un generatore di corrente ma ne noleggiamo uno dall’Enel che offre un servizio di fornitura. Jacopo segue quindi lo “spostamento” (o migrazione) della loro infrastruttura dai loro centri di elaborazione dati di proprietà a servizi esterni di Cloud Computing. “Qui negli Usa c’è un approccio al lavoro diverso. La ricerca della perfezione è ad altissimi livelli, c’è un’efficienza pazzesca che non si trova ovunque e non c’è paura di sognare. Ci sono persone molto brillanti, determinate e “career-driven”, motivati a fare carriera”. Poi certo, vivere a San Francisco è “cool”: si va in spiaggia, si passeggia nei vigneti di Sonoma e si fa surf a Santa Cruz. Ma il vero paradiso è il mondo lavorativo “dove coraggio, determinazione e professionalità pagano davvero”. Cosa che in Italia non sempre avviene. Non ancora, per lo meno. Parola di Jacopo Daeli. “L’Italia per me è uno dei paesi più belli al mondo. Ci sono problemi ma se insieme ci proviamo si possono risolvere. Lavorare negli Usa significa lavorare con le persone più talentuose al mondo ma se potessi avere lo stesso lavoro e le stesse opportunità che ho qui in America anche in Italia, ci tornerei domani”.

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