Non si può proprio dire che sia una sorpresa. Parlo della bocciatura del progetto di legalizzazione dell’aborto sicuro e assistito in tutti i casi, non solo per le vittime di stupro e per quelle che hanno gravissimi problemi di salute. Le donne argentine si battono da tempo affinché sia sconfitta la piaga dell’aborto clandestino, con conseguente numero di vittime in aumento. Donne costrette a pagare molto per ottenere molto poco, in condizioni affatto sicure. D’altronde è una cosa risaputa anche da noi. La legge 194 fu approvata proprio per fermare quei delitti contro le donne. Delitti voluti, giacché chi propone che l’aborto sia un reato, per medici e farmacisti, per le stesse vittime che si espongono all’intervento, considera le donne come oggetti semplicemente utili alla riproduzione.

C’è un altro aspetto da considerare in quel che accade in queste ore in Argentina. Molte le organizzazioni femministe e di movimenti a sostegno della lotta per l’aborto legale che denunciano la violenza della polizia schierata per fermare ogni sorta di presidio spontaneo o corteo di protesta. Pare sia illegale anche il dissenso, in Argentina e non solo. Perciò dobbiamo trarre insegnamento da questa importante lezione di uso del potere per chiudere la bocca alla gente.

Quando si parla di consegnare i corpi delle donne alle istituzioni, alla protezione delle polizie, affinché esse siano “protette” contro la violenza, bisogna sempre ricordare che quei corpi restano in ostaggio, nelle mani di chi può farne ciò che vuole. Il principio patriarcale del connubio tra protezione e controllo della sessualità e della capacità di riproduzione è identico a quello che si realizza nelle case in cui il padre padrone usa la violenza ma poi dice di proteggere le figliole e la moglie dal mostro esterno. Limiti in casa e protezione fuori casa, come se la violenza domestica non esistesse o come se non fosse vero che il numero di crimini contro le donne è maggiore in famiglia, quella etero o tradizionale che piace tanto ai cattolici. Gli stessi cattolici integralisti che non conoscono il significato della parola consenso e che trattano le donne come folli cui non è consentito – pena la galera – decidere se abortire o meno.

Sono tutte delle infanti, esseri inferiori ai quali non è data la libertà di decidere dei propri corpi. Pur di raggiungere lo scopo – ovvero la riproduzione non consensuale – le donne subiscono il peso delle catene culturali e legislative e se osano manifestare contro la disumana decisione del governo si ritroveranno addosso guardie armate pronte a sedare l’ambizione delle donne di volgersi verso un futuro libero in cui si possa dire che “il corpo è mio e lo gestisco io”.

Quando un governo manca di laicità, quando i cattolici no-choice influenzano un voto che dovrebbe rappresentare tutt*, dovrebbe dichiararsi chiaramente subordinato alla Chiesa. Una colonia vaticana. Invece non si fa altro che discutere di quel che va fatto per ottenere l’assoluto controllo sui corpi delle donne. Non ci si può sorprendere se quindi le donne scendono in piazza e urlano forte di non essere disponibili a subire uno stupro culturale dopo l’altro. Non ci si può sorprendere del fatto che quelle stesse donne siano combattenti pronte a resistere a qualunque abuso istituzionale. “Non è legale quel che è legale ma dovrebbe essere legale quel che è giusto”. Perciò esiste la disobbedienza come pratica politica e perfino religiosa. Dovrebbero saperlo i preti che quando non colludono con forze autoritarie e quando non pensano a controllare i corpi delle donne prestano (vedi tempi infelici di Hitler/Mussolini oggi-sposi) accoglienza alle vittime del nazismo o, come accade oggi, alle vittime del razzismo che fosse per il governo attuale potrebbero marcire tutte in fondo al mar mediterraneo.

Quel che è accaduto in Argentina segue un piano che è rivolto anche agli Stati Uniti, con un presidente antiabortista, misogino, reazionario e furiosamente razzista. E’ rivolto anche all’Europa così come all’Italia. Non c’è giorno in cui non si legga o non si ascolti una retorica antiabortista violenta e sessista. I corpi delle donne sono ancora, purtroppo, teatro di guerra. Non si dica poi che non c’è bisogno del femminismo.

Siamo con le donne argentine e con tutte le donne che soffrono per la miopia e l’indifferenza di molt* che restano in silenzio quando quelle donne vengono praticamente condannate a morte. Un ferro da calza per te che attendi in un luogo non igienico e sicuro. Una pozione velenosa per l’altra in lista. Morta una avanti un’altra. Così procede un femminicidio globale per sottomettere gli uteri alla volontà di patriarchi assassini.

#abortolegal #solidarietà

Con voi nella lotta. Non ci fermeremo.