Fino a tre anni fa era il presidente del parlamentino toscano, uomo forte del Pd toscano. Ora i democratici senesi hanno espulso Alberto Monaci, 77 anni, insieme ad una sessantina di iscritti a lui vicini. La stella politica di Monaci è tramontata dopo che alle ultime elezioni comunali l’ex consigliere regionale democratico ha appoggiato la candidatura a sindaco di Alessandro Pinciani: dirigente Pd, ex vicepresidente della Provincia Pinciani è figlio di Anna Gioia, calabrese di San Lucido, che Monaci ha sposato nel 2001 e dalla quale ha avuto due figlie. La potente famiglia dei Monaci (Maurizio, il fratello di Alberto più giovane di 14 anni, è stato presidente di Biverbanca e aspirava alla vicepresidenza del Mps ai tempi della presidenza di Alessandro Profumo) ha schierato Pinciani contro Bruno Valentini, il candidato ufficiale del Pd. Che ha perso Siena per circa 300 voti mentre Pinciani, pur conquistando un mediocre 2,6 per cento, ha raggranellato 687 voti: a Valentini ne bastava la metà per rimanere in sella.

Inevitabile la resa dei conti e l’espulsione dal Pd di tutti i “monaciani”. Resa dei conti che è frutto della storica sconfitta della sinistra a Siena e che sancisce forse la fine politica di Alberto Monaci che per diversi decenni è stato l’uomo forte prima della Dc e poi del Pd nel Mps. La rivolta di Monaci contro il Pd e la decisione della commissione di garanzia che ne ha decretato l’espulsione è infatti per molti aspetti l’ultimo fuoco di artificio delle vicende del vecchio Mps, di cui l’ex presidente del Consiglio regionale è stato dipendente. Ad esempio quando nel 1987 Giuseppe Matulli, l’allora plenipotenziario di Ciriaco De Mita in Toscana, decide di mandarlo in parlamento per toglierlo da Siena e dal Mps, il suo grande amore politico, Monaci ci rimane male. Tutte le battaglie politiche di Monaci ruotano infatti intorno al Monte dei Paschi. Un esempio? Si scaglia contro l’acquisto della Banca 121 del Salento, voluto da Vincenzo De Bustis, uomo vicino allora a Massimo D’Alema. Che è stato un bersaglio di Monaci. Come Matulli. E lo stesso Matteo Renzi, che definiva “Il saputello”.

“Nessuno, a Siena, è democristiano quanto è democristiana la famiglia democristiana di Alberto Monaci“, scrissero nel 2004 Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo riguardo all’acquisizione per 570 milioni di vecchie lire, della vecchia sede del partito, una dimora storica di 14 stanze, vicino a piazza del Campo. Un acquisto che fece scalpore da parte della dinasty Monaci. Tutta Mps e Dc-Pd. La fine del vecchio Mps e della Dc, nonché il crollo elettorale del Pd, ha segnato anche la fine politica di Monaci. Ora a Siena si apre davvero una nuova era.