“La polizia italiana mi ha fermato per tre ore nei pressi di Comiso su richiesta delle autorità egiziane di estradarmi”, è il tweet che ha pubblicato il 1° agosto, Mohamed Mahsoub, ex ministro del governo del presidente egiziano Mohammed Morsi (attualmente in carcere). Mahsoub è stato prima fermato e interrogato all’aeroporto di Catania e poi rilasciato dalla polizia, perché nei suoi confronti pendeva un mandato di estrazione dall’Egitto. Sul suo profilo social l’ex ministro ha precisato che le autorità italiane “hanno rifiutato di rivelare le accuse contro di me”.

Mahsoub, esponente del partito islamista al-Wasat era stato sottosegretario ai rapporti con il Parlamento dall’agosto al dicembre del 2012 e aveva lasciato l’Egitto dopo il golpe del 2013, con cui Al-Sisi è arrivato al potere. Nei suoi confronti era stato emesso un ordine di arresto da parte dell’Interpol sulla base di una richiesta delle autorità del Cairo, che lo accusa di frode. Il provvedimento di estradizione, da quanto riporta l’Ansa, è stato ritenuto non applicabile all’ex ministro, docente di legge e avvocato, che nel frattempo ha ottenuto la cittadinanza italiana, essendo sposato con una donna italiana.

Il Guardian sostiene che il caso costituisce il segno di un avvicinamento tra il governo italiano e quello egiziano, dopo le tensioni seguite al caso di Giulio Regenilo studente italiano ucciso al Cairo nel 2016, sulla cui morte ancora non si è fatta chiarezza. Il giornale britannico scrive ancora che l’Egitto è “un partner internazionale vitale per l’Italia per quanto riguarda i flussi migratori dal Nord Africa e la guerra civile in Libia”e questo nuovo esecutivo potrebbe essere “una manna inaspettata” per il Cairo.

Fonti giudiziarie in Egitto, riporta l’Ansa, ricordano intanto che Mahsub “è stato condannato in due processi”: nel primo “a tre anni di reclusione per oltraggio alla magistratura” e nel secondo “a tre anni di prigione per truffa ai danni di un saudita cui ha rubato 200 mila dollari”. “Stiamo lavorando al caso – ha fatto sapere Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, prima della notizia del rilascio dell’ex ministro egiziano – ma non sappiamo ancora molto, se non che la sua estradizione in Egitto violerebbe i diritti umani“.