Non è solo un sperpero di denaro pubblico – comunque di 750mila euro già solo per iniziare -, il portale Internet del Comitato governativo per l’educazione finanziaria (Edufin) www.quellocheconta.gov.it è molto peggio.

Articoli censurati

Sorvoliamo sull’enfatizzare come consigli utili una serie di ovvietà quali: “Informati bene” o “Abbi cura dei tuoi soldi”. È però grave che la sezione delle “News” sia zeppa di interviste autocelebrative a membri del comitato e di articoli che gabellano per educazione finanziaria le campagne delle banche per spingere fondi, polizze ecc. La presidente Annamaria Lusardi dall’America aveva messo in guardia dal lasciare l’educazione finanziaria in mano a esse (vedi). Arrivata a Roma si è subito italianizzata?

Un articolo spaccia per esempio virtuoso l’attività promozionale di Ubi Banca nel “vivaio di futuri giocatori della Juventus”. Ma l’obiettivo dei venditori è vendere, non certo aumentare la competenza dei risparmiatori. In compenso il portale non riporta articoli d’informazione e quindi nessuno de Il Fatto Quotidiano, neppure quelli con educazione finanziaria già nel titolo, come Non lasciate l’educazione finanziaria in mano a banche e assicurazioni o Intesa Sanpaolo, l’educazione al risparmio diventa uno spot.

In gabbia tutta la vita

Il peggio è come sono presentati i prodotti, vedi il primo degli “Strumenti assicurativi” cioè le polizze a vita intera, una formula insulsa riesumata per intrappolare meglio i risparmiatori. Al posto di fondi comuni, da cui almeno si può sempre uscire, gli rifilano scatole nere quali le gestioni separate delle compagnie.

Detto in breve, un risparmiatore versa una somma a una compagnia che la investe e a richiesta gliela restituisce con i guadagni e le perdite avute, comunque alleggerita da spese, commissioni ecc. Se muore, la dà ai beneficiari. Quindi contenuto assicurativo zero o quasi. Leggiamo invece che:

1. “È una polizza che tutela le persone care da indicare nel contratto”. Sembra la pubblicità del Mulino bianco: “I frollini offrili a chi vuoi bene!”. Non sono mica queste le polizze di copertura per il caso morte.

2. “Costituisce anche un salvadanaio personale al quale attingere in caso di necessità”. Mica vero, se i soldi possono rimanere bloccati anche per tre anni.

3. La sezione Quali sono i rischi?nasconde con cura quello di perdite pesantissime per il cattivo andamento degli investimenti fatti coi soldi versati e di batoste in termini di potere d’acquisto.

Verità nascoste

Indecente anche la parte sui fondi comuni. Spinge nelle braccia dei venditori “È sempre meglio avvalersi di una persona professionalmente preparata […] che ti guidi nella scelta tra un fondo e l’altro”, occultando che sono prodotti che “distruggono ricchezza” (copyright Ufficio studi di Mediobanca).

Anche le schede su fondi pensione e piani pensionistici sembrano scritti da pubblicitari. Nascondono che sono tutti molto pericolosi, perché non tutelano contro l’inflazione, mentre il Tfr sì. E neppure una parola sulla crescente opacità dei prodotti decantati, dai fondi comuni fino ai prodotti previdenziali.

Soldi pubblici mal spesi

Qui non sono le banche a fare finta educazione finanziaria, ci pensa direttamente il governo a spingere i prodotti peggiori per i risparmiatori. Il portale è stato confezionato direttamente da qualche agenzia di pubblicità in area risparmio gestito? Lo stile è quello. Non stupisce che il portale di Edufin piaccia tantissimo a tutto l’establishment finanziario-assicurativo e per ultimo, in ordine di tempo, a Ferruccio de Bortoli che chiede ancora più soldi pubblici per Edufin (il Corriere della Sera, L’Economia, 16 luglio 2018).