Rispetto ai numeri sbandierati in campagna elettorale dalla Lega (650 miliardi, ndr), poi rilanciati in tempi di contratto di governo, è il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, fornisce sulla cosiddetta pace fiscale numeri ben più cauti, rispondendo al Question time alla Camera: “In merito al magazzino si segnala che il valore contabile residuo dei crediti è molto alto e pari quasi a 800 miliardi, ma si stima che l’ammontare su cui effettivamente si possa tentare il recupero sia assai più limitato, pari a circa 50 miliardi“, ha spiegato Tria, rispondendo alla parlamentare leghista Francesca Gerardi.
In merito alla Flat tax, invece, Tria ha confermato che prenderà avvio già dalla prossima legge di Bilancio di autunno: “Si inizierà a implementare fin dalla prossima legge di bilancio, secondo un cronoprogramma graduale il cui contenuto di dettaglio è allo studio”, ha ribadito. Precisando che “sarà composta da una semplificazione strutturale del sistema fiscale e da un alleggerimento del prelievo da perseguire gradualmente e compatibilmente con spazi finanziari”. Il titolare del dicastero di via XX Settembre, nelle scorse settimane protagonista di tensioni con M5s e Lega, ha aggiunto come la riforma della tassazione rientri “in un obiettivo più ampio della politica economica del governo volto ad aumentare crescita e produttività”. Quindi, ha concluso, si tratta di “uno degli strumenti, parte di una manovra unitaria, non ci sono priorità di un pezzo o dell’altro della manovra perché nel suo complesso funzionerà e non come singole parti”.
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