Completare la procedura di tutela per poi avviare la riqualificazione. La Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma porterà a compimento, in questi giorni, l’iter per lo Stadio Flaminio. L’ente pubblico riconosce così il valore dell’opera di Pier Luigi e Antonio Nervi che da anni è in completo stato di abbandono. La proprietà della struttura è di Roma Capitale. “La tutela ha l’obiettivo di un suo recupero secondo criteri di qualità e controllo del processo di restauro, in quanto si garantirà sempre il pieno rispetto del progetto nerviano pur innovandolo e adattandolo ad un utilizzo contemporaneo” ha commentato Daniele Frongia,  l’assessore allo sport, politiche giovanili e grandi eventi cittadini.

“Il Comune prosegue il dialogo con potenziali investitori che potranno ora contare sulle opportunità rese possibili da un piano di recupero nel quale non saranno trascurate le esigenze di aggiornamento funzionale dell’opera, pur conservandone l’uso sportivo originario. Coni (Comitato olimpico nazionale italiano) e Fir (Federazione italiana rugby) hanno manifestato pubblicamente il loro interesse ma vogliono approfondire con noi le implicazioni del vincolo” continua l’assessore. Il programma di conservazione e recupero della struttura sarà presentato a breve in una conferenza stampa indetta dall’Università La Sapienza, con  le associazioni Pier Luigi Nervi Project Association e Do.Co.Mo.Mo. Italia, e con Roma Capitale e la competente Soprintendenza. Il nipote dell’ingegnere, Marco Nervi, sostiene che “la tutela ci permetterà di portare avanti nelle migliori condizioni il piano di conservazione che stiamo elaborando”. Luca Montuori, assessore all’urbanistica di Roma Capitale spiega che questa “è un’occasione importante di riqualificazione di un’area che comprende capolavori di architettura moderna e contemporanea che dialogano tra loro all’interno di una struttura urbana di valore strategico per l’intero quadrante della città: dal Foro Italico all’Auditorium passando per il Maxxi e il Villaggio Olimpico in un contesto naturalistico eccezionale in cui sono ancora leggibili alcuni dei tratti del paesaggio originario della valle del Tevere“.

Lo stadio, progettato tra il 1957 e il 1958 dall’ingegnere Pier Luigi Nervi e da suo figlio Antonio, architetto, venne realizzato in vista della XVII Olimpiade di Roma: i lavori durarono 18 mesi, comprensivi anche della demolizione del preesistente stadio Torino. Da simbolo di modernità e innovazione, negli anni lo Stadio Flaminio è diventato un esempio di incuria: dagli anni ’70 ospitò la nazionale di rugby italiana, per poi cadere progressivamente in disuso.

 

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