Senza l’Italia in questo Mondiale di Russia ognuno di noi ha adottato una squadra: per me non è stato un grosso dramma – l’ultima nazionale per cui ho davvero tifato e sofferto era quella di Enzo Bearzot – e, dopo l’uscita di Uruguay e Messico, ho parteggiato per la Croazia.

Il piccolo Paese europeo aveva tutti gli ingredienti per diventare una di quelle “favole calcistiche” che fanno ancora innamorare di questo sport: Luka Modrić, il pastorello che diventa il miglior giocatore del mondiale, il campione di tennis Novak Đoković che tifa per loro facendo arrabbiare i politici serbi, la rivincita della semifinale dei mondiali di Francia ’98, etc.

Non so, invece, quanti abbiano tifato per i nostri cosiddetti “cugini d’oltralpe” un po’ per la rivalità storica in campo calcistico, un po’ per le questioni geopolitiche in corso. La Francia non mi è sembrata godere di molte simpatie e a numerosi passaggi della telecronaca su Canale 5 di Sandro Piccinini sono sembrati esagerati.

1. Il tifo: quando attaccava la Croazia non era così “Real Piccinini” come quando toccava la palla la Francia. E comunque è sembrato eccessivo tutto quell’entusiasmo profuso per una vittoria di una nazionale che al telespettatore italiano proprio non apparteneva.

2. Il rigore che ha cambiato il corso della partita: Piccinini dà più volte ragione all’arbitro che chiama il Var e poi dà il rigore, anche se sottolinea in maniera “sofferta”. Il commentatore sportivo Maurizio Pistocchi fa un tweet in polemica, ma non è il solo.

3. L’invasione di campo e il riferimento alla giustizia in Russia: al settimo minuto della finalissima di Mosca, due uomini e una donna entrano in campo e vengono fermati immediatamente dalle forze dell’ordine. Piccinini commenta “Non vorrei mai essere al loro posto”. Poi però nel finale della partita ringrazia lo “staff russo”.

4. La Francia “multirazziale e moderna”: ma il commento più dibattuto di Piccinini arriva a fine partita, quando chiosa a caldo “ha vinto una nazionale multirazziale e moderna”.

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