Tutti morti per un improvviso arresto cardiaco. Migliaia di famiglie siriane, secondo i media locali all’opposizione, stanno ricevendo in queste ore, da parte delle autorità di Damasco, la notizia del decesso dei propri familiari detenuti nelle carceri governative. Ai parenti sarebbe stato chiesto, semplicemente, di registrare il decesso all’anagrafe, ma non sarebbe stato fornito loro alcun rapporto medico legale o certificato di morte ufficiale.

Secondo le organizzazioni per i diritti dei prigionieri, si tratterebbe di una scusa adottata dal regime per coprire le torture micidiali che sta perpetuando nei confronti dei detenuti. Le vittime, secondo queste fonti, sarebbero tra le 200mila e le 300mila. Tra loro anche migliaia di donne e bambini di cui si sono perse le tracce. Sui loro corpi, secondo le denunce di ex detenuti, sarebbero state inferte violenze brutali, che ovviamente il regime di Bashar Assad ha negato.

Continua invece l’esodo di migliaia di civili nella regione di Qunaytra a ridosso delle Alture del Golan controllate da Israele. La migrazione ha coinvolto circa 10mila civili siriani che si sono visti costretti ad abbondare le proprie case al confine con la Giordania e intraprendere l’esodo da sud verso nord.

Gli sfollati, tra cui numerose donne e bambini, si aggiungono alle decine di migliaia di civili siriani fuggiti da metà giugno durante l’offensiva governativa nella vicina regione di Daraa, stretta nelle ultime ore nella morsa dell’offensiva governativa e russa contro miliziani anti-regime.

 

 

 

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