Aveva pubblicato una foto dell’attacco terroristico al giornale parigino Charlie Hebdo titolando “Questo è l’Islam”. Maurizio Belpietro, ora direttore de La Verità, quando guidava il giornale Libero era finito sotto processo con l’accusa di vilipendio aggravato. Il Tribunale milanese, martedì 10 luglio, ha respinto tutte le accuse dichiarandolo innocente.

Belpietro è stato assolto perché “il fatto non sussiste“. Secondo il giudice monocratico, Ombretta Malatesta, il giornalista non recò offese dirette a persone, ma solo verso uno specifico credo. Secondo la legge, infatti, può essere punito solo chi offende direttamente i credenti di qualsivoglia religione e non chi offende il credo in sé.

Il pm Piero Basilone aveva chiesto di condannare il giornalista al pagamento di una sanzione pecuniaria da 7.500 euro, dato che offese “pubblicamente l’Islam, creando una immedesimazione tra l’atto terroristico e la religione”. Ma la richiesta non è stata accolta dal giudice. Basilone, inoltre, accusava il giornalista di aver violato la legge Mancino che punisce i reati di discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

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