Nel 2005 aveva pattaggiato una condanna a diciotto mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. E visto che era un condannato per fatti di mafia avrebbe dovuto comunicare tutte le sue variazioni patrimoniali. Per questo motivo l’ex deputato dell’Udc, Onofrio Fratello, aveva intestato ad alcuni prestanome le sue cooperative che si occupavano dell’accoglienza dei migranti.

Almeno secondo i carabinieri  del comando provinciale di Trapani che hanno arrestato l’ex consigliere regionale dello scudocrociato con l’accusa di intestazione fittizia di beni e bancarotta fraudolenta. I militari, guidati dal comandante provinciale di Trapani, il colonnello Stefano Russo, stanno eseguendo un ordinanza di misura cautelare emessa dal gip di Trapani, su richiesta della procura, nei confronti di 4 persone. Ad altre sei, invece, è stato notificato un avviso di garanzia sempre con le stesse accuse: intestazione fittizia di beni e bancarotta fraudolenta.

L’operazione, che gli investigatori hanno ribattezzato “Brother”, “costituisce l’esito di un’articolata attività d’indagine condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani, sotto il coordinamento della locale Procura, che ha consentito di documentare le condotte illecite” di Fratello, che nel 2005 fu coinvolto nell’operazione antimafia Peronospera dopo le confessioni del collaboratore di giustizia Mariano Concetto.  L’escamotage utilizzato dall’ex onorevole è stato quello di “intestare fittiziamente quote e cariche sociali nell’ambito delle cooperative per l’accoglienza di migranti, a lui riconducibili, a terzi soggetti, suoi prestanome, garantendosi il duplice vantaggio di occultare i proventi derivanti dalle attività economiche e di evitare di comunicare le variazioni patrimoniali, conseguenti a tali partecipazioni, come imposto dalla legge ai soggetti condannati per il delitto di associazione di tipo mafioso”, dicono sempre i carabinieri.

Gli investigatori hanno anche documentato una serie di manovre illecite attuate da Fratello con la complicità di due persone a lui vicine – finite agli arresti domiciliari – “finalizzate ad alienare beni e servizi di una società sportiva di sua proprietà, dichiarata fallita nel 2015 ad altra società da lui costituita ed intestata ad uno dei complici con l’esclusiva finalità di eludere la normativa fallimentare, integrando così la condotta di bancarotta fraudolenta per distrazione”.  Sono in corso le operazioni di perquisizione presso le cooperative e le abitazioni delle persone individuate quali prestanome dell’ex deputato.

Quando patteggiò la condanna per concorso esterno Fratello ammise “il costante contatto con i vertici della cosca mafiosa di Marsala, nella persona del reggente Natale Bonafede, nonché con altri esponenti di spicco di Cosa nostra”. All’epoca le amministrazioni locali rescissero i contratti con le sue cooperative. Nel 2015, ilfattoquotidiano.it ha ricostruito come le coop riconducibili a Fratello furono “riconvertite” alla gestione dell’accoglienza dei migranti.