Uno degli ultimi asteroidi che di cui abbiamo notizia è esploso di sulla Russia, a sorpresa, come era successo nel febbraio 2013 a Chelyabinsk, il 26 giugno scorso e qualche giorno prima un altro oggetto celeste era deflagrato sui cieli del Sudafrica. È importante sapere quindi l’origine, almeno di quelli più “vicini” a noi. La maggior parte dei 200.000 asteroidi che si trovano fra Marte e Giove, nella cosiddetta fascia principale, sono i frammenti di cinque o sei antichissimi pianeti, andati in frantumi quando il Sistema Solare si stava ancora formando. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Astronomy dai ricercatori dell’università della Florida, è importante per capire la storia e i materiali che hanno formato gli asteroidi, e può aiutare anche a proteggere la Terra dai meteoriti.

Il gruppo guidato da Stanley Dermott ha concluso che l’85% degli asteroidi della parte più interna della cintura di asteroidi (da cui provengono la maggior parte dei meteoriti terrestri) ha avuto origine da una manciata di antichi pianeti minori, e che anche il restante 15% si può far risalire allo stesso gruppo di corpi primordiali. Meteoriti e asteroidi “sfrecciano vicino la Terra. È quindi naturale preoccuparsi di quanti siano e di che tipo di materiali sono fatti – commenta Dermott -. Se anche uno solo di questi arrivasse sulla Terra, e volessimo deviarlo, dobbiamo conoscere la sua natura“. I ricercatori hanno dimostrato che il tipo di orbita di un asteroide dipende dalle sue dimensioni. Il che suggerisce che “le differenze viste nei meteoriti trovati sulla Terra dipendono dai cambiamenti evolutivi verificatisi in questi pianeti esistiti più di 4 miliardi di anni fa”, continua. “Non sarei sorpreso se potessimo far risalire l’origine di tutti gli asteroidi, non solo della parte più interna, ma anche della fascia principale, ad un piccolo numero di pianeti conosciuti – conclude Dermott – Conoscere l’evoluzione dei corpi che hanno formato il nostro Sistema solare ci può aiutare a rispondere a domande su come possano esistere pianeti come il nostro nell’Universo“.

La notizia su Nature