Gli asteroidi sono costantemente monitorati e la Nasa tiene d’occhio da tempo Apophis, il gigante che nel 2029 passerà così vicino al nostro pianeta che la forza di gravità terrestre potrebbe deviarne la traiettoria. A metà maggio un asteroide grande come la piramide egiziana di Giza ha ‘sfiorato’ la Terra passando a una distanza che è la metà di quella che separa il nostro pianeta dalla Luna. Ma qualcosa di piccolo può sfuggire: un asteroide in imminente rotta di collisione con la Terra per esempio è stato scoperto la mattina di sabato 2 giugno, per poi disintegrarsi nel pomeriggio dello stesso giorno sopra il Sudafrica, alle 18,44 ora italiana. “Si tratta del terzo asteroide mai rilevato prima dell’impatto“, commenta per l’Ansa l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope, e tutti e tre sono stati scoperti dal programma Catalina Sky Survey dell’Università dell’Arizona.

“È uno dei telescopi più efficaci per gli oggetti che si avvicinano alla Terra – spiega Masi – come quello di sabato, ribattezzato 2018 LA”. Il primo evento di questo tipo è stato l’impatto dell’asteroide 2008 TC3, che ha illuminato il cielo del Sudan poco prima dell’alba il 7 ottobre 2008, mentre 2014 AA è caduto sopra l’Oceano Atlantico solo poche ore dopo la sua rilevazione, il 1 gennaio 2014. “Invece il famoso meteorite che si è frantumato sopra la città di Celjabinsk il 15 febbraio 2013 (mille persone ferite) non era stato avvistato prima dell’impatto”, aggiunge Masi.

La prima osservazione dell’asteroide è arrivata quando si trovava circa alla stessa distanza della Luna e i dati del telescopio Catalina sono stati subito inviati al Centro per i Corpi Minori di Cambridge, Massachusetts, che ha calcolato la traiettoria preliminare che con buona probabilità avrebbe incrociato la Terra. I calcoli sono poi stati verificati dal Centro per gli Studi degli Oggetti Vicini alla Terra (Cneos) del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, che ha confermato l’alta probabilità di impatto e ha attivato gli avvisi automatici, nonostante i 2 metri circa di diametro di 2018 LA non rappresentassero un pericolo. Infine i due telescopi del progetto Atlas, dell’Università delle Hawaii, hanno permesso di restringere il punto d’impatto al Sudafrica.