“Mi fa schifo il solo pensiero dell’utero in affitto, della donna oggetto, dei bambini in vendita come nei centri commerciali: non è progresso, ma la fine della civiltà”. Così Matteo Salvini ieri dal palco del raduno annuale di Pontida, dove ha parlato di politica e migranti, mafia e pensioni, ha attaccato i “rosiconi” di sinistra, da Gad Lerner a Fabio Fazio, è tornato sul tema vaccini. Ma quello sull’utero non è l’unico passaggio in tema di diritti civili, visto che il ministro ha anche “fermato” Vincenzo Spadafora sul tema dei diritti Lgbt, dicendo che non fanno parte del Contratto di governo e schierandosi di fatto sulle posizioni del suo ministro per la Disabilità e la Famiglia Lorenzo Fontana, che sempre a Pontida ha citato san Pio X e ribadito che “ci devono essere una mamma e un papà”.

Ora, sull’utero in affitto difficilmente ci si poteva aspettare una posizione diversa da parte del leader di un partito che si muove bene quando parla di economia, piccole imprese, società, ma non ha strumenti culturali sottili e adeguati per affrontare temi delicati e complessi di carattere etico e bioetico che in nessun modo possono essere analizzati con l’accetta, schierandosi a favore senza se e senza ma oppure, appunto, parlando di “schifo”. Per dare un giudizio sull’utero in affitto bisogna conoscere di che si parla, bisogna sapere che le leggi sono diversissime nei vari paesi del mond0, bisognerebbe soprattutto andare a parlare con le donne che hanno portato avanti una gestazione per altri, come ha fatto senza pregiudizi di sorta ad esempio la giornalista e scrittrice Serena Marchi nel bel libro Mio tuo suo loro (Fandango), che purtroppo credo Salvini e nessun leghista leggerà mai. Personalmente sul tema sono partita da una posizione di contrarietà, poi, dopo aver letto molto e negli anni, mi sono convinta che si tratti di un’opzione, e a volte decisamente auspicabile, in certe condizioni. In realtà sul tema il mondo culturale, ma anche quello femminista, sono divisi – forse non esiste tema tanto divisivo – ma appunto le posizioni sono articolate e non attestate su “schifo” contro “esaltazione”. Lanciare anatemi senza conoscere di cosa si sta parlando è solo uno degli ennesimi slogan di cui non si sentiva il bisogno.

Ma il punto è anche e soprattutto un altro. Come lo stesso Salvini ha detto giustamente ieri, la vita è troppo breve per passarla macerandosi nell’invidia. Il mondo sta cambiando e ciò che ha fatto vincere la Lega e la farà vincere ancora è proprio la capacità di interpretare questo cambiamento, a livello economico e sociale: aver saputo leggere la crisi economica, aver saputo rappresentare decine e decine di migliaia di piccole imprese a rischio chiusura così come milioni di liberi imprenditori, aver cavalcato il tema che stava arrivando prima e che oggi è in assoluto all’ordine del giorno, e cioè l’immigrazione, prendendo una posizione, non importa se condivisibile, ma netta. Tutto questo ha consentito al partito di Salvini di essere un partito che si muove a suo agio in una società che muta costantemente, a differenza dei “vecchi” partiti, Forza Italia e Pd. Se tutto questo è vero non si capisce invece come mai sui temi altrettanto cruciali della famiglia, delle famiglie, della maternità e della paternità la Lega si arrocchi su posizioni retrograde e ideologicamente spuntate, attraverso le quali mai e poi mai capirà i mutamenti della società italiana su questo fronte.

Parlare, come fa un ministro totalmente inadeguato e imbarazzante come Fontana – titolare di un ministero cruciale che mai i 5Stelle avrebbero dovuto lasciare a un leghista, come invece hanno fatto dimostrando anch’essi un totale disinteresse verso uno dei temi più importanti che ci siano -, di famiglia “naturale” nel 2018 fa un effetto quasi allucinante, incredibile che ci sia ancora qualcuno che utilizzi una definizione priva ormai di qualsiasi senso. La famiglia italiana in questi decenni è totalmente cambiata e il cambiamento non sta solamente nella creazione delle famiglie arcobaleno, minima parte di questo processo. Esistono milioni di genitori separati – Salvini è uno di quelli, due figli da due ex mogli/compagne diverse, anche se di questo non parla mai -, ci sono famiglie allargate composte da figli di diversi genitori, single che prendono in affido bambini anche se non possono incredibilmente ancora adottare e questa è ormai la normalità. Anche sul tema della maternità e paternità, la spinta sociale che ha portato i giudici a rivedere leggi illiberali come la legge 40 ha mostrato in questi anni che le persone comuni, il “popolo”, vogliono usare a tutti i costi gli strumenti della scienza per concepire un figlio che non riescono ad avere “naturalmente” e che per farlo sono disposti a tutto, sottoporsi a stimolazioni estenuanti, utilizzare l’eterologa, andare all’estero, qualsiasi cosa.

Di più. Il relativismo etico è ormai un fatto al quale è difficile opporsi: penso ai legami sentimentali fluidi  e a termine che vanno di pari passo con i contratti precari, all’adulterio sempre più diffuso e sdoganato di recente persino da Papa Francesco (pure quello femminile), a forme di poliamore sotto cui sempre più persone si riconoscono. E non stiamo parlando di un’élite intellettualoide di sinistra, ma di persone comuni, della gente, di tutti. Ha senso dunque cavalcare il cavallo della famiglia tradizionale – come tra l’altro fece Berlusconi per poi trovarsi travolto dalla sua stessa ipocrisia – quando ci si è intestati, come ha fatto Salvini, il titolo di Ministro del Cambiamento? Non sarebbe più coerente per Salvini aprire a posizioni non tanto più moderate, quanto al contrario più articolate e coerenti con ciò che la società italiana è diventata? Sarebbe un altro fronte di dialogo con quel “popolo” a cui tanto si appella. E che mentre condivide le battaglie anti immigrati e quelle riscatto dell’economica italiana impoverita dalla crisi, difficilmente lo potrà seguire quando condanna famiglie che di naturale non hanno più niente. Perché i loro valori, e insieme i fatti della vita, le hanno portate, volenti o nolenti, altrove.

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Non posso rispondere a tutti i commenti ma leggo tutto, grazie.