Gli eredi di “BatmanFiorito contro i fascisti del terzo millennio. Anagni, la città dei Papi e dello “schiaffo” bonifaciano, distante appena 60 chilometri da Roma, si ritrova quasi senza accorgersene il comune più nero d’Italia: il primo nella storia dove CasaPound è arrivata al ballottaggio per il sindaco. Un inedito derby nero-azzurro con il centrodestra a trazione Fdi-Lega, che si consumerà durante il ballottaggio di domenica. E un tripudio di voti, almeno 2.500 sui 12.000 totali, a quei partiti nelle cui sezioni ci si chiama “camerata” e ci si saluta con il “braccio”. Fin qui la lettura dei dati. Poi c’è la realtà. Quella in cui le istanze locali non coinvolgono quelle nazionali, dove i 30-40 migranti ospitati nel centro d’accoglienza in centro storico sono ben integrati, parlano un buon italiano, fanno teatro e danno gli esami di terza media (il rimprovero peggiore è stato quello di aver giocato a pallone in una chiesa sconsacrata, anche se dal centro spiegano che la cosa è accaduta una sola volta); dove ci sono posti per tutti negli asili nido – per cui non bisogna gridare “prima gli italiani” – e nelle case popolari a valle della rocca. E allora dove nasce tutta questa “voglia di fascismo” degli anagnini?

LA CITTA’ CHE MUORE – La verità – a sentire le persone – è che qui del Duce, delle braccia tese e del primato italico non importa nulla a nessuno. Né vi sono tracce del Ventennio o derivati a giustificarne improvvise rimembranze. E allora? Semmai sono stati i partiti a camuffarsi mettendo il vestito buono ai propri candidati, per provare a parlare di rinnovamento a una cittadinanza stanca e depressa. Già, perché Anagni è apparsa proprio così: stanca e depressa. Un centro meraviglioso, fra i più belli della Ciociaria, trainato negli anni ’80-’90 dal turismo termale della vicina Fiuggi e dalle tante fabbriche che ne occupavano la valle. Erano i tempi in cui la corrente andreottiana della Dc faceva man bassa di voti nel territorio e l’Anagni operaia ogni tanto rispondeva con il pugno al cielo e il sindaco del Pci. Poi è arrivata la crisi, nera. Le fabbriche hanno chiuso, le terme di Fiuggi si sono ridimensionate e la fin lì ridente Valle del Sacco si è trasformata nella terribile “valle dei veleni e della morte”. Così, mentre l’ex sindaco missino (poi An, poi Pdl) Francone Fiorino, spinto quasi all’unanimità in consiglio regionale, si pagava cene a ostriche e champagne con i soldi dei contribuenti laziali – almeno per l’accusa, visto che i processi sono ancora in corso – ecco che chiudeva l’unico presidio ospedaliero della città (il più vicino è a Frosinone, a 20 km di curve), i (prestigiosi) presidi artistico-culturali si arenavano nella burocrazia e il centro storico diventava di un grigiore spettrale. Un comune tutt’altro che povero – ogni anno incassa 13 milioni di euro solo dalle tasse dei cittadini – ma che restituisce solo sconforto e sfiducia. 

IL VESTITO BUONO DEI “NUOVI FASCISTI” – Questo il contesto in cui nasce la “voglia di cambiamento” emersa dagli anagnini. Eppure, stavolta, la risposta non è arrivata dal Movimento 5 stelle. Ma dall’estrema destra. Che per l’occasione si è messa il vestito buono e si è procurata un candidato: Daniele Tasca, funzionario regionale dall’aspetto rassicurante, ribadisce di “non essere fascista”, parla di “rispetto della Costituzione” e preferisce disquisire di temi ambientali piuttosto che di immigrazione. “Un candidato civico”, come ripete egli stesso a chiunque gli obietti l’appoggio “incondizionato” di CasaPound, guidata a livello cittadino da suo nipote, Valeriano Tasca, ex militante de La Destra di Storace. “Ma prima di loro con me c’erano imprenditori, medici e vari rappresentanti della società civile”, spiega a al fattoquotidiano.it. “Abbiamo cercato anche il sostegno della sinistra e speriamo ancora nella collaborazione dei 5 Stelle, con cui c’è forte sintonia”. Eppure, se dovesse davvero diventare sindaco, proprio la lista di suo nipote sarà determinante per permettergli di portare avanti il mandato. Con tutte le istanze tipiche e costanti della Tartaruga neo-fascista. I suoi militanti, nel 2016, hanno accolto alcuni migranti africani ospitati in una struttura dei Padri Vocazionisti con un “blitz” e uno striscione che diceva, testualmente, “Refugees not welcome”. E oggi, coerentemente, non ammorbidiscono la linea nazionale: “Sono fascista, perché devo rinnegarlo?”, dice Filomena Fabbrocile di CasaPound, che aggiunge: “Stiamo aiutando 36 famiglie italiane in difficoltà. I centri di accoglienza ad Anagni? Sono uno schifo”.

LABORATORIO CASAPOUND –È evidente come i vertici della Tartaruga già da settimane abbiano fiutato l’occasione e non se la stiano lasciando scappare. Così, da Roma ad ogni comizio utile calano gli esponenti più importanti, dal leader nazionale Simone Di Stefano a quello regionale Mauro Antonini. E se Tasca dovesse diventare sindaco, al di là della “carta bianca” assicuratagli, le pressioni per far diventare Anagni laboratorio nazionale non mancherebbero. “Sarà probabilmente così”, racconta Emilio Cacciatori, esponente di Sinistra Anagni – coalizione fra Sinistra Italiana, Potere al Popolo e Rifondazione, che ha raccolto poco più del 3% – e membro dell’associazione Acta Est Fabula, che cerca di fare teatro sociale coinvolgendo i ragazzi del paese e i migranti del centro d’accoglienza. “Stiamo costruendo un fortino antifascista che metta al centro la cultura e la condivisione”, dice prima di spiegare il fenomeno Casapound: “Anagni non è fascista – dice – è semplicemente legata a dinamiche clientelari, come spesso avviene nei piccoli centri. La coalizione di Tasca, ad esempio, coinvolge imprenditori che si sono resi protagonisti del fallimento industriale di questi anni e interessati a nuove speculazioni edilizie”. È questa, secondo Cacciatori e i suoi “compagni”, la differenza fra i Nuovi Fascisti e, ad esempio, il M5s: “I grillini non possono allearsi con nessuno. Casapound si è messa dentro gente che ha portato voti”. Raccogliendo, però, la maggioranza relativa nella coalizione: “Grazie al populismo”. Insomma: “Anagni è una città depressa, ma noi cittadini finiamo per scegliere sempre gli stessi”.

NATALIA E L’EREDITÀ DI FIORITO – Eccola la frase chiave: “Sempre gli stessi”. E il pensiero corre veloce al “federale” Franco Fiorito. Per gli italiani “Batman”, per gli anagnini semplicemente “Francone”, degno erede della Dc sbardelliana e ciarrapichiana, con il cuore a destra e il portafogli un po’ dove capita. L’eroe negativo di Rimborsopoli 2012, lo si vede girare per il centro storico con il suo gippone dai vetri oscurati. “Franco è un amico e io non lo rinnego – ci racconta l’altro candidato, Daniele Natalia, forzista di corrente tajanea, intercettato ad un convegno elettorale in un hotel a valle – ma Tasca non mi venisse a parlare di rinnovamento. I suoi sono quasi tutti riciclati, i nostri candidati sono al 75% facce nuove”. Insomma Natalia, ex vicesindaco ai tempi di un altro primo cittadino di centrodestra, Carlo Noto, non rinnega gli “amici” ma poi si smarca: “Fiorito tifa sicuramente per noi, ma io non mi faccio portavoce di alcuna istanza economica e clientelare. Ho deciso di fare l’avvocato anche per questo, per combattere l’illegalità”. Anche lui, candidato moderato, dovrà fare i conti con un centrodestra sbilanciato a destra: “Fratelli d’Italia e Lega sono alleati storici nella coalizione, ma poi ricordiamoci delle liste civiche”. Anche se potrebbe ottenere l’appoggio del Pd non ufficiale (l’ultimo sindaco, sfiduciato alla maniera di Ignazio Marino, era proprio dei democratici). I dem, infatti, potrebbero voler evitare l’ascesa dei “fascisti”, permettendo a Natalia di passare dal 40% ottenuto finora a un comodo 50%. “Noi non ci turiamo il naso, per noi sono uguali”, è invece il grido di Ilario Pesoli, vicesegretario di Sinistra Anagni. Per lui, Natalia e Tasca “rispondono entrambi alle stesse dinamiche”.