Da Mosca a Kaliningrad, il torneo russo visto dall’Italia che resta a casa. Tante storie nella storia: paradossi, tele-visioni, stranezze e cinismi assortiti. Perché chi non c’è ha sempre torto, ma può divertirsi lo stesso senza prendersi troppo sul serio.

Pianto argentino. Come l’Albiceleste stia buttando via il mondiale di Russia 2018 Dio solo lo sa. Che è poi lo stesso Dio che a Messico ‘86 impose la sua manona santa al posto di quella di Maradona e schiantò l’Inghilterra di Lineker. Della celebre “mano di Dio” in queste ore ricorre proprio il 32esimo anniversario. Solo che al Nizhny Novgorod Stadium tra Argentina e Croazia non hanno fatto capolino nemmeno figlio e spirito santo. Willy Caballero quella mano, anzi un piede, e non a banana, dall’altissimo lo attendeva proprio. Invece nulla. Il rinvio loffio. L’attaccante davanti al naso. La paura fottuta che fa tremare le gambe. L’esecuzione impeccabile proprio su un pallonaccio sbilenco. Ripassare dal via senza ritirare la Coppa del mondo.

Maradona lassù in tribuna piange. E dispiace probabilmente non rivederlo più dopo i gironi eliminatori. Due orologi, uno per l’ora di Mosca e uno per l’ora di Buenos Aires, el Pibe de Oro è l’unico ex calciatore al mondo che vive l’appartenenza ai colori della propria nazionale come nessuno ha mai fatto. Si sfrega le mani sulla faccia, salta sulla sedia, urla come un pazzo. Poi piange. Si dispera. Tragicizza il calcio come nemmeno a teatro. Perfino il difensore croato Vrsaljko, un pezzo d’uomo, ha sentito l’obbligo di intervenire nemmeno fosse il sergente Hartman di Full Metal Jacket. “Ho visto gli argentini cadere a terra e piangere come ragazze”.

Femminucce, mammolette, fighettini (o fighettine). I rudi uomini della pampa hanno ceduto lo scettro della mascolinità ai ruvidi uomini dell’est Europa. Non è più tempo della baldanza di un “ico de puta” qualunque lanciato in mondovisione ad Italia ’90. Dieguito ora è una signorinella piagnucolosa. Riflesso patellare nullo. Solo lacrime. Guardate Messi. Sembra un cencio. La fotocopia in piccolo del Ronaldo fantasma nella finale di Francia ’98. Lui nemmeno piange. Ha esaurito tutti i liquidi corporei durante i primi venti minuti di gara contro i croati.

Sampaoli meglio non parlarne. Nel dopo partita in sala stampa nessuno ricorda che viso avesse. Si distinguevano solo i tatuaggi. Non osiamo immaginare che succederà tra poche ore quando l’Argentina saluterà gli Urali. Speriamo non accadano gesti estremi. Immaginiamo invece la compostezza con cui islandesi o svedesi presto o tardi abbandoneranno Russia 2018. Nessuna sceneggiata argentina. Giusto un paio di bestemmie e una birretta alla salute. Naturalmente da ventiquattro angolature diverse.

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