“Dalle parole ai fatti”, scrive il ministro dell’Interno Matteo Salvini in un tweet in cui informa che “questa mattina a Carmagnola (Torino), dove amministra la Lega, è stata abbattuta una casa abusiva in un campo Sinti non autorizzato”. Ma i fatti sono diversi: “È un’iniziativa giudiziaria in esecuzione di un provvedimento definitivo”, si apprende dalla procura di Asti, competente su quell’area della provincia torinese. Come dire: nessun intervento dovuto alla politica, soprattutto nessun intervento legato a ragioni etniche. “Non vorremmo che passasse un’operazione di pulizia etnica – spiega un’altra fonte dall’interno del palazzo di giustizia astigiano -. Questa è soltanto un’operazione di ripristino della legalità in un territorio che sta al confine tra Torino e Asti ed è diventato terra di nessuno”.

E allora andiamo con ordine. L’ordine di demolire delle strutture abusive può essere firmato dal sindaco, ma questa procedura citata da Salvini è passata attraverso le vie giudiziarie. È cominciata nel dicembre 2008 quando il tribunale di Alba, sezione distaccata di Bra, condanna una donna per abuso edilizio. Tempo tre anni e la sentenza diventa definitiva. A quel punto il fascicolo resta fermo. Bisogna aspettare la riforma della geografia giudiziaria, quando il tribunale di Alba viene accorpato a quello di Asti, prima che qualcuno si attivi. È il procuratore aggiunto astigiano Vincenzo Paone che segue i fascicoli sugli abusi edilizi. Nell’ottobre 2013 firma l’ingiunzione di demolizione e comincia una trafila giudiziaria e burocratica. Gli avvocati della donna condannata chiedono un incidente di esecuzione con cui contestano la regolarità della procedura, mentre intanto si cerca un perito che – senza farsi spaventare dal contesto – faccia una stima sui lavori per la demolizione. La procura vorrebbe procedere, ma le forze dell’ordine invitano alla cautela: meglio aspettare il verdetto della Corte di cassazione, arrivato l’11 maggio scorso, con cui vengono rigettate le richieste dei difensori. Si può procedere.

Dopo un vertice alla prefettura di Torino, viene stabilito il piano. Il Comune di Carmagnola chiede, come è prassi, i fondi per la demolizione (circa 20mila euro) alla Cassa depositi e prestiti, soldi che servono alla procura per pagare la ditta di demolizione, la cui ricerca non è facile: in passato la procura ha dovuto cercare ditte fuori dalla Regione per evitare ritorsioni. Questa volta, però, ad agire è un’azienda piemontese che ha operato sotto il controllo di carabinieri, personale della questura di Torino e della polizia municipale. “È stato un lavoro svolto in sinergia con le forze dell’ordine e la magistratura – ha affermato la sindaca Ivana Gaveglio, eletta pochi mesi fa con una lista di centrodestra -. Con attenzione, sensibilità e senso di responsabilità. E senza alcun momento di tensione. Con questa azione si è operato per ristabilire una situazione di legalità sul nostro territorio. La proficua collaborazione fra gli enti preposti ha consentito di condurre l’intervento senza che si verificassero problemi di ordine pubblico. Il ringraziamento dell’amministrazione va alla procura di Asti, a tutte le forze dell’ordine e a quanti hanno collaborato a diverso titolo, facendo rete, a beneficio della comunità”.

Nella procura di Asti, guidata da Alberto Perduca, c’è ancora molto lavoro da fare contro l’abusivismo. “Le demolizioni che riusciamo a eseguire sono poche e sono imprese titaniche – spiega un magistrato -. Bisogna far fronte alla scarsa collaborazione dei condannati, alle azioni degli avvocati, ai costi della demolizione: lo sa che rivolgersi al genio militare costa più dell’opera di una ditta privata?”. E la prima soluzione non prevede neanche lo sgombero delle macerie. In certi casi, poi, interviene anche la prescrizione del reato che blocca la sanzione amministrativa, l’ordine di demolire. Sarebbe ovviamente riduttivo, infine, circoscrivere il fenomeno in queste zone del Piemonte a un mero affare dei sinti. Ci sono anche dei “gagi” (non sinti) che danno una mano: ad esempio pochi mesi fa il tribunale di Asti ha condannato proprio l’ex responsabile dell’ufficio urbanistica del Comune di Carmagnola per concorso negli abusi edilizi commessi da alcuni italiani, sinti e non sinti.

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