La Francia viola i “diritti fondamentali” dei minori migranti perché li “detiene” nei centri amministrativi e questo “costituisce un oltraggio alla loro integrità psicologica“. L’accusa arriva dal Controleur des Prisons, un’authority indipendente dello Stato francese per il controllo dei centri di privazione della libertà. In un parere pubblicato nel Gazzetta ufficiale francese il Controleur des prisons ritiene che questo fenomeno sia “in costante aumento”, essendo passati da da 106 casi nel 2015 a 304 ne 2017. “Malgrado il miglioramento delle condizioni materiali di accoglienza – si legge nel parere datato 9 maggio ma pubblicato solo oggi dalla Matinale du Monde – la detenzione dei bambini costituisce un oltraggio alla loro integrità psicologica”.

La Corte europea dei diritti dell’uomo, sottolinea il Controleur des Prisons,” ha condannato la Francia” per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che proibisce i trattamenti disumani e degradanti e dell’articolo 8 della stessa convenzione che “protegge il diritto al rispetto della vita privata e familiare”. Tra le motivazioni, scrive l’authority, c’erano “la giovane età dei bambini, la durata della detenzione subita e le condizioni proprie della detenzione“. In particolare, il Controleur des Prisons, “una famiglia originaria del Kazakistan, composta dalla coppia di genitori e dei loro due bambini, all’epoca di 5 mesi e di 3 anni, erano stati rinchiusi nel centro di ritenzione amministrativa di Rouen-Oissel per quindici giorni”.

Già nel gennaio 2016, l’authoriry ricorda di aver richiamato il governo  per “la recrudescenza degli investimenti nella detenzione amministrativa di famiglie con bambini minorenne nei Centri amministrativi di detenzione abilitati ad accogliere le famiglie”. Ora, sottolinea il Controleur des prisons, la detenzione dei bambini “è diventata per alcune prefetture una pratica destinata a facilitare l’organizzazione dell’espulsione“, i numeri sono in aumento e la permanenza in alcuni casi “si è potuta prolungare talvolta fino a due settimane”. E “malgrado il miglioramento delle condizioni materiali di accoglienza – si legge nel documento pubblicato dalla Gazzetta ufficiale – la detenzione dei bambini danneggia la loro integrità psichica”, per questo “il principio stesso deve essere rimesso in discussione” perché “mette in discussione anche le relazioni con i genitori“.

L’esercizio stesso dell’autorità parentale, spiega l’authority, “è in pericolo quando dei genitori, sotto gli occhi dei loro figli, vengono privati di ogni libertà di movimento e non possono prendere la minima decisione riguardante la vita quotidiana dei loro bambini”. Le testimonianze raccolte direttamente dai controllori dei Centri, e quelli, unanimi, di avvocati, medici e associazioni “mostrano i traumi che ne conseguono, assai lontani dall’interesse superiore del bambino rievocato nelle norme”, accusa il Controleur des Prisons. L’authority richiama il caso specifico di una coppia con un figlio di 22 mesi la cui “angoscia e agitazione erano evidenti”: “La loro inquietudine più grande riguardava il loro bambino: agitato dal rumore, dalle chiamate incessanti diffuse dagli altoparlanti, agitato per il soggiorno in un ambiente sconosciuto ed ostile, non si comportava in modo abituale – si legge nel testo – I genitori si dicevano impotenti a calmarlo e a rassicurarlo, e questo malgrado la benevolenza delle persone che li sorvegliavano, loro stesse a disagio in presenza di un bambino trattenuto in un’atmosfera carceraria“.

“Immersi in un universo quasi penitenziario, ansiogeno, racchiuso da alte mura, griglie e filo spinato”, spiega il Controleur des prisons, i bambini “sono testimoni di tutto ciò che accade nei Centri di detenzione amministrativa: appuntamento all’infermeria, violenze, notificazione delle decisioni, trasferimento degli altri ospiti, persone in manette” che, secondo le testimonianze, avrebbe provocato diversi casi “di angoscia, disturbi del sonno, del linguaggio o dell’alimentazione che sono durati nel tempo”. Considerazioni alle quali è giunta anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, affrontano il caso di cinque arresti risalenti al 2016, sottolinea l’authority francese.