Volete un saggio di come l’onestà possa essere perforata dalla furbizia e di come quest’ultima, se portata alle estreme conseguenze, divenga devianza dell’intelligenza? Domenica ero al ristorante e, come succede sempre più spesso, sono stato raggiunto a fine pranzo dal “pre-conto”. Il pre-conto altro non è altro che un avviso privato dell’oste con cui spiega al cliente di essere un incallito evasore fiscale. Il pre-conto non è una proposta di pagamento negoziabile: chiedo sessanta euro per il tuo pranzo, ti sta bene? E’ la rassegna finale della furbizia, la convinzione che essere insolenti diviene una vittoria. Se avessi pagato in contanti, come purtroppo fanno in tanti, e mi fossi accontentato del pre-conto avrei incoraggiato l’oste a turlupinarmi: il prezzo delle pietanze si compone anche delle tasse ma il saldo è trattenuto in nero, non produce reddito, non c’è ricevuta fiscale.

Ieri il ministro dell’Interno, quello che fa rispettare le regole e la legge anche con l’uso della forza, coperto da una marea di applausi dall’uditorio della Confesercenti, ha dichiarato che fosse per lui renderebbe illimitato l’uso del contante nelle transazioni. Ora ditemi: chi possiede in casa tanti contanti da trovarsene a migliaia e chiedere di poterli spendere anche oltre la soglia attuale (tremila euro)? Quelli come il mio oste, evasore incallito e insolente. Oppure chi estorce, chi baratta, chi commette reati.

E che razza di governo del cambiamento è se la più grande dell’ingiustizia, essere diseguali davanti alla legge, non solo è accolta come fosse un punto di onore ma favorita addirittura con una dichiarazione d’intenti? E che razza di governanti sono i Cinquestelle se davanti a tanta odiosa provocazione del loro alleato pigliatutto non alzano nemmeno un dito, muti come gattini impauriti?

La competenza è la dote necessaria all’onestà. Si può essere onesti ma coglioni. Questo è il problema.