Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno riempito le piazze, ma i voti sono andati altrove. Un caso, quello di Brindisi, dove i due ministri si sono spesi in prima persona per i propri candidati, Massimo Ciullo e Gianluca Serra, entrambi rimasti ai margini della lotta per la poltrona di sindaco (raggiungendo il 18% e il 21%) dopo un anno di commissariamento, seguito alla conclusione anticipata della giunta centrista guidata da Angela Carluccio.

Al ballottaggio si affronteranno Roberto Cavalera, sostenuto da Forza Italia e Udc più uno stuolo di civiche, e Riccardo Rossi che può contare sull’appoggio di Pd, Leu e due liste civiche. Il favorito è Cavalera che il 24 giugno ripartirà dal 34,7% conquistato domenica notte, mentre Rossi rincorre con il 23,5%. Dovrà recuperare circa 5mila voti di svantaggio per guidare una città che è tornata alle urne per la terza volta in sei anni dopo l’arresto dell’ex sindaco Cosimo Consales, imputato in processo per corruzione, e la chiusura anticipata dell’ultima amministrazione crollata per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri. In tanti di quelle esperienze è pronto a tornare in aula: se Cavalera dovesse spuntarla, avrà dalla sua 20 persone, la stragrande maggioranza delle quali hanno già partecipato attivamente alle maggioranze e alle giunte travolte da scandali e litigi che hanno paralizzato la città.

Gli unici volti totalmente nuovi saranno quelli di Anna Rita Crudo, Annapaola Conoci, Giuseppe Tramacera, Caterina Cozzolino e Gabriele Antonino. L’ultimo rappresenta il “caso” della tornata elettorale: è stato di gran lunga il candidato più suffragato di sempre in città, avendo raccolto 1.863 voti, ed è il figlio di Giovanni, sindaco della città dal 1997 al 2003 prima di essere arrestato in tre occasioni con l’accusa di corruzione. “Ora posso riposarmi qualche ora, poi riprenderemo a pensare a Brindisi”, ha scritto Antonino senior su Facebook subito dopo la fine dello scrutinio.

Certificando che c’è lui dietro il successo del figlio e della sua lista. Per questo – caso unico nel panorama nazionale – il Partito Repubblicano, ridotto a percentuali infinitesimali ovunque, a Brindisi ha raccolto l’8,5 per cento delle preferenze diventando la prima forza della possibile maggioranza di Cavalera e terza lista più votata in città dopo M5s e Pd. Un altro “figlio di” che diventa consigliere è Rino Pierri, figlio di Ermanno, che di Antonino era il numero 2. Accanto a loro, se il centrodestra la dovesse spuntare, ci sarà il ritorno di tre assessori della giunta Consales (Raffaele De Maria, Antonio Monetti e Carmela Lo Martire) e due della Carluccio (Michele Di Donna e Giampiero Campo).

Oltre a uno stuolo di ex consiglieri e assessori delle ultime maggioranze da Angelo Rizziello, ex assessore della giunta di centrodestra guidata dal fondatore di Fi Domenico Mennitti, a Livia Antonucci fino ai recordman di presenze in consiglio: Luciano Loiacono, Maurizio Colella e Antonio Pisanelli. Eppure il commento di Cavalera è stato di altro tenore: “I cittadini hanno deciso di cambiare”.

Sull’altro fronte, Rossi ha già caricato le munizioni dopo aver impostato una campagna elettorale lontano dai big del Pd, che lo ha scelto come candidato sposando il suo progetto civico Brindisi Bene Comune e riabbracciando Liberi e Uguali: “Hanno già amministrato questa città per tanti anni, noi ci proponiamo con una coalizione rinnovata per portare Brindisi in alto. Abbiamo fatto una grande scommessa, ci abbiamo creduto. Sono anni che lavoriamo in città. Da realtà come queste, il centrosinistra dovrebbe ripartire in Italia”. Poi l’appello ai Cinque Stelle, crollati dal 52% delle politiche, e alle “forze sane della città”: “Sarà una battaglia per la legalità, la trasparenza e il rinnovamento autentico“.