Se valessero le percentuali bulgare del 4 marzo, a Brindisi potrebbero anche non montare i seggi. Tanti complimenti al candidato sindaco del M5s, Gianluca Serra, e tutti in consiglio comunale a salutare la nuova giunta grillina. Eppure il 52% raccolto dai pentastellati sembra destinato a ridursi riaprendo la corsa a cinque per la poltrona di sindaco. La terza in sei anni, dopo l’arresto del sindaco Cosimo Consales per corruzione e la prima donna sindaco, Angela Carluccio, rimasta in sella per appena 11 mesi. Chi la pugnalò, oggi sta con chi la appoggiava. Da destra a sinistra, come banderuole al vento alla ricerca di un ritorno in aula, c’è il solito stuolo di ex consiglieri. Sempre gli stessi, sempre votati.

L’ombra dell’ex sindaco che patteggiò per corruzione – E tra chi a Palazzo di Città c’è già stato, ecco ricomparire pure un altro ex sindaco che cadde rovinosamente, Giovanni Antonino: vinse due volte tra il 1997 e il 2003, la seconda con il 73% dei consensi, prima d’essere arrestato (in tre occasioni) per corruzione e patteggiare (due volte) pene per 3 anni e 8 mesi, aggiungendoci una prescrizione con la stessa accusa. Non si è candidato, perché per quelle vicende ha ricevuto una condanna dalla Corte dei conti per “danni d’immagine” e deve 2 milioni di euro al Comune. Ma ha fatto campagna elettorale attivamente e piazzato il giovane figlio nella lista del Partito Repubblicano, il suo primo amore, di cui è deus ex machina. Alle Politiche è stato capace di portare il Pri vicino al 2% in città, a fronte di risultato nazionale attorno allo zero-virgola-zero.

Il centrodestra? Appoggiato anche dall’ex candidato del Pd – Antonino appoggia il candidato del centrodestra Roberto Cavalera, avvocato, che di gatte da pelare ne ha parecchie. Al suo fianco c’era anche Pasquale Luperti, ex assessore di Consales e consigliere tra i più suffragati nel 2016 che ha fatto un passo indietro dopo essere stato coinvolto in un’indagine che ha come “fuoco” la corruzione elettorale: secondo la procura di Brindisi, una società controllata dal Comune che si occupa della cura del verde era diventata il suo “serbatoio di voti”. Oltre al Pri, della coalizione fanno parte Forza Italia, Unione di Centro dell’ex presidente della Provincia Michele Errico (all’epoca con il centrosinistra, poi “garante” della giunta centrista della Carluccio), oltre a tre civiche nelle quali brulicano ex di ogni sponda e origine, tra i quali diversi assessori di Consales. A sostegno di Cavalera, c’è anche il movimento fondato dall’imprenditore Nando Marino, che appena due anni fa sfidava proprio Forza Italia e gli attuali compagni di viaggio delle civiche candidandosi a sindaco con il Pd, sostenuto da Michele Emiliano. Con riti e giravolte della vecchia politica, ora sono tutti alleati.

La Lega da sola (con i movimenti identitari) – La “nuova” politica si è affacciata con una pioneristica divisione dalla Lega, decisa prima della scissione a livello nazionale sul governo. Qui il partito di Matteo Salvini – che oggi pomeriggio (mercoledì, ndr) fa tappa in città – ha deciso di appoggiare la candidatura di Massimo Ciullo, ex assessore della giunta guidata dal fondatore di Fi Domenico Mennitti. Tutto gestito dall’ex segretario provinciale Paolo Taurino, allontanato qualche settimana fa nonostante il buon risultato ottenuto alle Politiche nel Brindisino e la personale affermazione che lo ha portato a sfiorare l’elezione in Parlamento. Con loro Noi con l’Italia di Raffaele Fitto e un bel po’ di destra vera: Fratelli d’Italia, il Movimento +39 dello stesso aspirante sindaco e il Movimento Nazionale per la sovranità di Gianni Alemanno, che a Brindisi fa riferimento a Cesare Mevoli, ex consigliere comunale che su Facebook sfoggia nella “bio” la frase in tedesco “Il mio onore è la fedeltà”, motto delle Ss naziste.

Rossi, uomo di sinistra (criticato per aver sposato il Pd) – Pioneristica è anche l’unione del centrosinistra. A Brindisi, il Pd “ripulito” dalla nuova segretaria comunale ha battuto il cinque a Liberi e Uguali, decidendo di appoggiare la candidatura di un esterno, Riccardo Rossi, espressione del civismo di sinistra. Al terzo tentativo di conquistare la poltrona di sindaco, il leader del movimento Brindisi Bene Comune ha ricevuto endorsement importanti (come quello del primo cittadino di Milano, Beppe Sala) ma anche critiche per aver accettato l’appoggio dei dem, che a livello nazionale hanno idee su tematiche importanti per la città – come l’ambiente e le energie fossili – molto diverse da quelle che il suo movimento ha sempre sostenuto nel corso degli anni. Eppure le parole d’ordine di Rossi in campagna elettorale – alla quale partecipa anche il candidato sindaco Ferruccio Di Noi con la civica centrista Impegno Sociale – sono state ancora una volta proprio l’Enel e la sua centrale al centro di inchieste e processi, ma anche i giovani, argomento che gli è valso l’appoggio della civica Ora tocca a noi, ideata da under 35, e la legalità in una città dove la microcriminalità dilaga, la Sacra Corona Unita prova a rialzare la testa e sono stati arrestati 4 sindaci (uno poi assolto) negli ultimi 35 anni.

Il M5s, la strada spianata (e tutto da perdere) – Rossi corre per il secondo posto al ballottaggio assieme a Cavalera. Il primo – salvo clamorose sorprese – dovrebbe essere occupato dal candidato del M5s, Gianluca Serra. Nel 2016, i Cinque Stelle mancarono il secondo turno nonostante la città arrivasse dall’arresto del sindaco e la parola “onestà” fosse una delle più sbandierate durante la campagna elettorale. Adesso, ci riprovano forti del voto delle Politiche: in città più di un votante su due il 4 marzo ha scelto i pentastellati, ma la proliferazione di liste e candidati rischia di polverizzare le preferenze, penalizzando i 5 Stelle. Che, oltretutto, avevano presentato due liste a Roma: non proprio una prova di unità. Era già accaduto nel 2016, quando la “certificazione” venne ottenuta da Stefano Alparone, a sua volta escluso dalle ultime Parlamentarie che hanno definito le liste per Camera e Senato. Il Movimento resta favorito, ma tra una sinistra “credibile” e lo stuolo di liste a sostegno di Forza Italia ha tutto da perdere. Tanto da spingere i neo ministri Luigi Di Maio e Barbara Lezzi a presenziare alla chiusura della campagna elettorale di Serra: per una città simbolo del Mezzogiorno – con problemi ambientali, occupazionali e di legalità – vale la pena calare gli assi.