Salvini? Non c’è stato alcun passaggio di consegne, non ci siamo incontrati. Quando è stato nominato ministro dell’Interno, l’ho chiamato per congratularmi attraverso la batteria del Viminale, perché non oso chiamare direttamente. Però non ho ricevuto risposta. Aspetto. Sono paziente”. Lo rivela a Otto e Mezzo (La7) l’ex titolare del Viminale, Marco Minniti, che spiega: “In questi casi non c’è una regola scritta per il passaggio di consegne, solitamente è un fatto di cortesia ed è il ministro entrante che chiama il ministro uscente. Però, avendo conosciuto Salvini in altri momenti della nostra vita politica, ho preso l’iniziativa io”. E aggiunge: “Il fatto che Salvini abbia pronunciato parole di apprezzamento nei miei confronti lo considero un atto di civiltà politica. Ma gli do un consiglio: è difficile conciliare il ruolo di leadership politica con il ministero dell’Interno. E’ chiaro che il ministro dell’Interno è espressione di una parte politica, ma deve dare la percezione di una persona in grado di affrontare le situazioni difficili con equilibrio. Se uno è leader politico e fa un comizio ogni giorno, il rischio che slitti la frizione durante il comizio è molto alto. E l’abbiamo visto col comizio di Salvini in Sicilia sulla Tunisia”. E aggiunge: “Naturalmente quando parli ai tuoi, sei portato a radicalizzare le espressioni. E il ministro dell’Interno non può consentirselo. Se un leader politico dice che l’Islam non ha posto nella Costituzione italiana, è grave ma non ha conseguenze drammatiche. Però se lo dice un ministro dell’Interno, rischia di diventare un incidente pericoloso per il nostro Paese”. Minniti cita il caso di Roberto Calderoli, all’epoca ministro per le Riforme Istituzionali nel governo Berlusconi: nel febbraio del 2006 mostrò al Tg1 una maglietta con una vignetta che irrideva Maometto, provocando violente proteste davanti al Consolato italiano di Bengasi, in Libia, con 11 manifestanti uccisi dalla polizia di Gheddafi. E ribadisce: “Raccomanderei prudenza a Salvini. Anche Maroni, che è stato per lungo tempo ministro dell’Interno, gli ha dato lo stesso mio consiglio: i ruoli di leader politico e ministro dell’Interno mal si conciliano”