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Ultimo aggiornamento: 10:36 del 6 Giugno 2018

Giulio Regeni, l’avvocato Ballerini: “Abbiamo i filmati ma poche speranze. Possiamo contare solo sui passi falsi degli egiziani”

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“Ci hanno finalmente consegnato i filmati della metropolitana dove Giulio è stato preso prima di essere torturato per nove giorni e ucciso al Cairo” dichiara Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, nell’incontro organizzato martedì sera a Genova nell’ambito del Festival di Music for Peace: “Ci saranno novità? Nutriamo poche speranze, ma contiamo in loro passi falsi. Finora, infatti, tutti i brandelli di verità li abbiamo strappati dagli errori che hanno fatto gli egiziani nel tentativo di depistarci”.

“Continuiamo il digiuno a staffetta per Amal Fathy, moglie di Mohamed Lotfy, difensori dei diritti umani che stanno collaborando con noi per la ricerca di verità e giustizia per Giulio e per tutti i ricercatori e soggetti ritenuti scomodi dal governo egiziano che tutti i giorni spariscono – aggiunge Claudio Regeni -. Amal Fathy è attualmente detenuta e chiediamo il suo immediato rilascio”.

All’incontro, insieme ai genitori del giovane ricercatore ucciso nel 2016 al Cairo, erano presenti anche Elisa e Rino Rocchelli, genitori di Andrea, fotoreporter freelance ucciso in Ucraina nel 2014, Romina Cavatassi, sorella di Denis, imprenditore italiano che rischia la pena di morte a seguito di un processo farsa avvenuto in Thailandia e Mauro Donato, fotografo e reporter fermato e detenuto per diversi giorni con accuse campate in aria lo scorso aprile, dopo aver documentato le condizioni dei profughi in Serbia.

Un incontro pubblico per rilanciare l’attenzione su casi molto diversi tra loro, che hanno come comune denominatore la violazione  a vari livelli dei diritti umani. “Sono questioni politiche – hanno sottolineato il presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana Beppe Giulietti e il direttore dell’Unar Luigi Manconi – eppure vengono totalmente ignorate dalla politica. Se non ci fossero state famiglie, avvocati, attivisti e giornalisti capaci di portare avanti la battaglia per la verità, queste storie sarebbero cadute nell’oblio e archiviate come avviene per molte altre in tutto il mondo, quando invece lo Stato dovrebbe essere il primo a garantire e salvaguardare i diritti umani, che sono indivisibili”.

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