Anche in Slovenia le ultime elezioni hanno sancito l’ascesa delle posizioni nazionaliste e conservatrici. Il Partito democratico sloveno (Sds) ha superato il 25% delle preferenze alle politiche anticipate di domenica e il presidente Borut Pahor ha annunciato che conferirà l’incarico di formare il nuovo governo al leader Janez Jansa. “Anche se non sono soddisfatto, deve essere rispettato il risultato elettorale”, ha detto Pahor. L’Sds è un partito su posizioni anti-migranti e vicine a quelle del premier nazionalista ungherese Viktor Orban. Ora è obbligato a cercare alleanze per formare un governo: un compito non facile dal momento che quasi tutti gli altri partiti si sono detti indisponibili a entrare in un governo guidato da Jansa.

“Non sarebbe la prima volta che il vincitore delle elezioni non riesca a dar vita a un governo, ma dobbiamo impegnarci tutti nella formazione di un esecutivo che sia inclusivo e contribuisca al bene del Paese”, ha affermato il presidente Pahor. “Il dialogo fra gli attori politici occuperà tutta l’estate“, ha aggiunto. Il partito democratico sloveno ha ottenuto 25 deputati su 90. Al secondo posto la Lista di Marjan Sarec, ex attore e comico che si presentava per la prima volta a una consultazione elettorale, con il 12,6% e 13 deputati. Seguono i socialdemocratici con il 9,9% e 10 deputati e il Partito del centro moderno del premier uscente Miro Cerar al quale è andato il 9,7% e 10 deputati.

Nel piccolo Paese ex jugoslavo confinante con l’Italia si conferma quindi il trend che nell’Europa centrorientale, e non solo, vede regredire la sinistra a fronte invece dell’avanzata delle forze conservatrici e sovraniste che guadagnano consenso puntando sulle promesse di fermare il fenomeno migratorio, ponendosi a difesa degli interessi e della sicurezza dei propri cittadini. La Slovenia infatti si trova lungo la rotta balcanica diventata nota durante la crisi del 2015. Stando agli ultimi dati della commissione elettorale, a superare lo sbarramento del 4% necessario per entrare in parlamento sono stati anche gli estremisti di destra del Partito nazionale sloveno con il 4,2% e 4 deputati.

Gli avversari politici di Jansa, dimessosi dalla guida del governo nel 2013 per uno scandalo di corruzione, affermano che Orban ha finanziato la campagna elettorale dell’Sds tramite personaggi e organizzazioni a lui vicine. “Non vediamo l’ora di iniziare”, ha detto Jansa in serata. “Non abbiamo paura del domani, noi guardiamo avanti”. Nella giornata del voto, il leader conservatore si era augurato che il risultato delle urne potesse essere “il primo passo per mettere gli sloveni al primo posto, per dare priorità alla sicurezza e al benessere della Slovenia e degli sloveni”. L’affluenza alle urne, data inizialmente bassa, è risultata alla fine intorno al 51%, quasi identica al 51,7% del 2014.

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