Tutti giù per terra. Come una Woodstock nostrana. Al teatro Burri di  Parco Sempione, seduti sul prato sotto una cupola di cielo, performance danzanti della Hwagwanmu, ondeggiando nell’aria corone di fiori e ventagli tradizionali. La Corea del Sud è in festa e non certo per il summit bruscamente cancellato da Trump con il leader della Corea del Nord Kim Pyongyang.  E mentre il mondo intero sta a guardare, Palazzo Clerici a Milano accoglie il Forum voluto dal ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale). E’ stato soltanto l’inizio di una settimana ghiotta di eventi, dai master chef ( in salsa di soia) alle arti marziali, dalla danza del pennello a performance pittoriche dal vivo. Sul palcoscenico salgono le maestranze (fatte volare espressamente dalla Corea). Il K-paper è invece dedicato a tutto il producibile artigianale in carta di riso, per chi volesse un trucco all’orientale lezioni di make up per un effetto boccuccia a cuore e occhietti a mandorla (bisturi free). E grande abbuffata allo show cooking di gnocchi di riso, pasta al tè verde e frittelle  Kimchi di cavolo fermentato.

Laura Morino, la madre di tutti gli eventi della Milano presenzialista, officia i charity gala del potere meneghino. La location è strepitosa: i sette palazzi celesti di Anselm Kiefer all’Hangar Bicocca fanno da sfondo alla cena esclusiva a lume di candela per il Progetto Itaca. Tango argentino, orchestra di soli violini e coro sulla nona di Beethoven. L’evento voluto da Carlo Traglio, presidente del brand di alta gioielleria Whernier, e da Matilde dei Medici per raccogliere fondi di sostegno alle persone affette da disturbi mentali. Stesso set, stesso parterre di socialite per la Fondazione Veronesi. Paolo e Alberto Veronesi, il primo oncologo, il secondo direttore d’orchestra e presidente del Festival Pucciniano, in nome del padre raccolgono fondi per la ricerca sul cancro:  250 euro a cranio.

Fanfare, bersaglieri piumati, fanti con il pennacchio, uniforme gallonate, cori di Voci Bianche de La Scala al Teatro Dal Verme, per “La Ricerca… per il Futuro”, realizzato dalla Onlus UAN (Urological Association Niguarda).

Il “prezziario”  della beneficenza sale a Cannes. 1.500 euro per farsi un selfie con Naomi Campbell, madrina del “Fashion for relief”.  Chi c’è sempre seduto al tavolo d’onore, al suo fianco, Antonio Gallo, il guru della comunicazione Pirelli. L’obolo va all’associazione Mandela ed è comprensivo di dj dance in un hangar allestito a discoteca mentre qualche russo miliardario amico di Naomi  metteva a disposizione degli ospiti il proprio jet privato per un giro sotto il cielo stellato, inaffiato da champagne. 3000 euro a cranio per calpestare lo stesso red carpet di Sharon Stone, madrina dell’Amar (Fondazione per la ricerca sull’Aids), scenario mozzafiato dell’hotel du Cap-Eden-Roc.

Addirittura una festa per annunciare un’altra festa. La prima è gratis, per la seconda “Gladiatore Live al Colosseo”, il  prossimo 6 giugno, bisogna sborsare dai 1.500 ai 3.000 euro, per respirare aria della Roma imperiale e per dare una mano alla “Campagna Rotary End Polio Now”, sostenuta, tra l’altro, da Bill Gates. E l’instancabile organizzatrice Benedetta Lignani Marchesani convoca metà di mille al Church Palace tra danze dei ludi gladiatori e figuranti in costume. Intanto risponde a una pioggia di richieste e per non buttarla su una carnevalata interviene sui social: non vestitevi da antichi gladiatori, né da matrone in peplo o da baccanti. Al Colosseo invece un’orchestra di 200 elementi suonerà le epiche musiche del colossale composte da Hans Zimmer (che ci sarà). Mentre il menù stellato è firmato da Cristina Bowerman, chef contro/corrente (non solo per i capelli rosa). Attesissimo Russel Crowe, protagonista del film di culto. Chissà se gli è rimasto qualcosa delle memorabilia del set: ha messo in vendita perfino la famosa corazza per finanziare il suo costosissimo divorzio.

Al confronto Convivio, la festa biennale della moda per raccogliere fondi sull’aids, sembra quasi una coreografia minimalista di Tadao Ando (leggi spazio Armani, via Bergognone). Di aids oggi si parla poco, sembra quasi che non interessi più a nessuno. I farmaci hanno migliorato la vita media di chi è malato, ma nel caso di chi li produce, è meglio curare che prevenire.

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