Alla fine vince sempre la Juve. In campionato, pure in Coppa Italia. Meglio se la finale è brutta, contratta e noiosa per un’ora di non gioco: ai bianconeri basta la forza dei campioni e le giocate dei fuoriclasse. Mentre il Milan viene tradito da una doppia papera clamorosa del suo Gigio Donnarumma, non la prima in stagione, chissà se a questo punto l’ultima in maglia rossonera. Nessuna sfida all’ultimo sangue, niente orgoglio milanista: all’Olimpico la finale di Coppa Italia finisce 4-0, con doppietta di Benatia, rete di Douglas Costa e autogol di Kalinic. La Juventus mette in bacheca il suo quarto “doblete” consecutivo.

Per gli uomini di Gattuso, invece, è una disfatta. Sicuramente nel punteggio, che poi è l’unica cosa che conta, e pure negli episodi (la serataccia di Donnarumma verrà ricordata a lungo. Meno nella condotta di gara, che era stata positiva e coraggiosa, almeno fino al gol dello svantaggio. In campo si erano visti due 4-3-3 poco speculari, molto fluido quello della Juve, scolastico per il Milan, ma soprattutto due squadre sostanzialmente alla pari. Contrariamente alle abitudini da big match, in cui Allegri spesso preferisce attendere l’avversario per colpirlo di rimessa, portando a casa ottimi risultati ma anche qualche critica, stavolta la Juventus aveva provato a fare la Juve: possesso palla insistito, difesa alta, gioco d’attacco. Eppure in un contesto di grande equilibrio si era fatto preferire il Milan, immagine e somiglianza del suo allenatore: tenace, combattivo, molto preciso nelle coperture. Non a caso era stata dei rossoneri la prima occasione del match (Cutrone centrale su Buffon da ottima posizione), e pure la seconda (bel tiro di Suso) e  la terza (Bonaventura fuori di poco).  I bianconeri, invece, sarà per l’assenza di Higuain lasciato inizialmente in panchina, si erano resi pericolosi solo con le accelerazioni rare di Douglas Costa e Cuadrado sulle fasce.

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Sembra la classica partita bloccata, che solo un episodio può decidere. Ed in effetti è così, perché ad inizio ripresa arriva subito il gol di Benatia, di testa su angolo. Solo che lì frana tutto, specie le certezze di Donnarumma che compie due errori in cinque minuti, uno peggiore dell’altro: prima prova a bloccare un tiro da lontano di Douglas Costa lasciandoselo sfuggire in porta, poi molla in piena area un comodo pallone favorendo il tap-in del solito Benatia. Il Milan si ritrova all’improvviso sotto di tre gol. E la finale, che sembrava non certo bella ma almeno combattuta, semplicemente non c’è più. Anche la buona sorte tifa Juve, perché quando Matuidi sbaglia l’intervento il rinvio in area il suo possibile autogol si ferma sul palo, mentre un minuto dopo un goffo intervento di Kalinic su angolo vale il 4-0. Dybala sfiora persino l’eurogol da centrocampo e, mentre il pubblico bianconero canta “tutti a casa”, Gattuso capisce che per i suoi è meglio chiuderla lì. Il primo trofeo del nuovo ciclo rossonero, come voleva il grande ex Bonucci, può attendere. In Italia il tempo della Juve non finisce mai.

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