La fine di un’era, iniziata con la Copa de Oro 1980. È questo il rischio che Mediaset corre dopo aver perso l’asta per trasmettere i match di Coppa Italia del prossimo triennio, acquistati dalla Rai. Con le conseguenti preoccupazioni della redazione sportiva di Premium, 41 giornalisti a contratto più i collaboratori, che senza calcio da mandare in onda non avrà senso di esistere. Quasi quarant’anni di calcio in tv, spesso in chiaro, passando per il Mundialito per club e le prime partite di Coppa dei Campioni comprate dalle squadre straniere durante gli Anni Ottanta. Fino all’ingresso in pianta stabile nel 1992/93 con le grandi europee visibili sui canali Fininvest.

Dopo aver contribuito alla creazione dell’impero televisivo della famiglia Berlusconi e aver tentato di scardinare il ruolo di primus inter pares di Sky, da settembre Mediaset potrebbe rimanere senza gol. Nemmeno uno, nemmeno di serie C. La Champions League, che in questa storia riveste un ruolo decisivo, e l’Europa League verranno trasmesse dal network di Rupert Murdoch e il “mercoledì da leoni”, spot immaginifico a cavallo tra i due millenni che annunciava le telecronache di Bruno LonghiSandro Piccinini, nel 2018/19 andrà in onda in chiaro sulla Rai accompagnato dall’inno di Tony Britten. I diritti tv della Serie B sono in vendita, ma Mediaset non ha partecipato all’asta. Resta la Serie A, dove per il momento il Biscione è stato l’ago della bilancia: vuole comprare ma solo in maniera “opportunistica”, come usano dire dalle parti di Cologno Monzese da quando è naufragata la vendita di Premium a Vivendi. I soldi sul piatto sono quelli, prendere o lasciare. Nella guerra legale tra Sky e Mediapro, che ha acquistato i diritti per 1,05 miliardi di euro, Mediaset è finora stata attore non protagonista ma conta sul fatto che qualcuno andrà a bussare alla porta.

Il tribunale di Milano si pronuncerà mercoledì, ma non sarà un verdetto decisivo. Tra rimodulazioni del bando, rinvii, ricorsi e controricorsi è possibile che la vicenda giudiziaria vada avanti fino a estate inoltrata, con buona pace dei tifosi che sapranno dove poter vedere Juve, Napoli, Inter e tutte le altre mentre sorseggiano un drink sotto l’ombrellone. Grazie anche alla pace di Pasqua firmata con Sky che ha portato allo scambio di alcuni canali, forse qualcosa arriverà anche sulla piattaforma a pagamento di Mediaset, ma difficilmente si tratterà della parte più pregiata. Un clima da fine impero, insomma.

Tutto il contrario del 2015/16, quando Piersilvio Berlusconi decise di lanciare l’offensiva ai rivali della pay-tv strappando l’esclusiva per la trasmissione della Champions per tre stagioni. Strapagare i diritti doveva essere il modo per lanciare un segnale di forza e costruire il primo polo pay in Italia. Si è dimostrato l’inizio della fine. Le big europee – complice anche l’assenza delle milanesi – non hanno portato a un travaso di abbonati dal satellite al digitale, così il Biscione ha finito per monetizzare trasmettendo in chiaro molte partite. E oggi anche l’altra grande esclusiva del triennio, i film della major americane, sono finite (gratis, per gli abbonati) sui canali di Sky.

Chi non sa dove andrà, invece, è la squadra che tutto questo lo ha presentato agli appassionati di calcio. Premium ha in pancia 41 redattori e altre decine di collaboratori. L’azienda, in più di un incontro, ha già chiarito che i posti degli assunti sono tutti garantiti. Se Premium Sport dovesse diventare una scatola vuota, i giornalisti tornerebbero sotto Rti, garantisce l’azienda. Ma restano i timori dei dipendenti di un “pacchetto” da cedere. Stando alle comunicazioni dei vertici, verranno in buona parte impiegati – probabilmente – nella redazione di News Mediaset, l’agenzia diretta da Andrea Pucci che fornisce i servizi per i telegiornali del gruppo. Una piccola porzione invece continuerebbe ad occuparsi di calcio e motori sotto la guida di Alberto Brandi, giornalista che la redazione sportiva di Rti l’ha vista nascere. Era il 1991 e il Biscione si preparava a trasformare il pallone in uno show, che ora rischia di abbandonare o quantomeno di vivere senza più particolare trasporto. Subito dopo aver trasmesso per la prima volta, beffe del destino, l’evento più atteso, i Mondiali di Russia.