Doveva finire in trionfo, sta finendo “a pesci fetenti”, come direbbero da quelle parti. E non certo per le lacrime di Insigne in campo davanti ai 50mila del San Paolo dopo l’ennesimo pareggio che di fatto ha consegnato lo scudetto virtuale alla Juventus. Ma per il rapporto tra Aurelio De Laurentiis e Maurizio Sarri, ormai ai minimi storici: il presidente della rinascita e l’allenatore della grandeur partenopea, i due “eroi” della miglior stagione azzurra della storia (presto lo confermerà anche la matematica: basta una vittoria nelle ultime due per battere comunque il record di punti in Serie A) che si trasformano in starlette di una telenovela qualsiasi, fra accuse e dispettucci reciproci.

Sarà per interesse o per amore, per la delusione di un sogno sfumato sul più bello o semplicemente per le manovre di chi sta già pensando a voltar pagina, ma il finale di stagione in casa Napoli non è proprio quello che i tifosi azzurri, e forse nemmeno i diretti interessati, si attendevano. Presidente e allenatore lo vivono quasi da separati in casa. Il primo rinfaccia al secondo la sconfitta in maniera neanche troppo velata, il secondo svicola dagli impegni e forse già da qualche tempo immagina un futuro altrove. Eppure entrambi dovrebbero andar fieri di quanto hanno costruito insieme. Se non è così, forse c’è qualcosa che non torna.

Ad aprire ufficialmente le ostilità ci ha pensato De Laurentiis, che all’indomani di Inter-Juve (la partita che ha indirizzato l’intero campionato con le decisioni di Orsato) ha spiazzato tutti spiegando che no, lo scudetto perso non era colpa degli arbitri e della loro sudditanza psicologica, quanto delle scelte del suo allenatore: “Il campionato non è falsato, abbiamo finito il carburante un po’ prima. Capita se non utilizzi tutti i calciatori della rosa, ci sono stati momenti in cui potevamo far prender fiato a qualcuno e conservarlo per il rush finale”. E ancora: “L’Europa sarebbe stata più allettante, solo che non ce ne siamo allontanati”.  Praticamente la stessa intervista, con le stesse domande e le stesse risposte, rilasciata in contemporanea ai due principali quotidiani sportivi del Paese. Un editto ufficiale, insomma, una critica aperta non tanto al Sarri allenatore (quello è oggettivamente incontestabile), quanto allo stratega, incapace di gestire la rosa e lo spogliatoio nei momenti cruciali. Ciò in cui è sempre stato maestro Massimiliano Allegri, per intenderci.

Ovviamente il tecnico non poteva non rispondere. Lo ha fatto con eleganza, ringraziando il suo presidente per avergli dato la possibilità di “coronare il sogno di allenare il Napoli”, ma pure rimettendolo al suo posto: “Mi dispiace se non è contento, io ho la coscienza a posto”. E aprendo all’addio. Ha ragione De Laurentiis quando dice che la gestione delle energie e della rosa non è stata impeccabile (in tanti lo avevano già pensato e detto nel corso dell’anno). E ha straragione Sarri quando rivendica lo straordinario lavoro fatto, e sente probabilmente in cuor suo che il suo ciclo ha già raggiunto il massimo arrivando a un passo dalla Juventus, pur con mezzi economici ed umani enormemente inferiori. Ma non è questo il punto. Le schermaglie reciproche sono solo un braccio di ferro sul futuro: il tecnico chiede giustamente un ingaggio più alto e rassicurazioni sul mercato, il presidente vorrebbe rinnovare e continuare il progetto alla sua maniera. Due posizioni difficili da conciliare, che potrebbero anche portare ad un divorzio nella migliore stagione di sempre. Il solito melodramma napoletano, che non finisce mai con lo scudetto.

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