Due vicende recenti confermano l’atteggiamento succube del potere politico italiano nei confronti del Vaticano e delle sue “invasioni di campo”.

La prima riguarda l’esenzione dal pagamento dell’Ici di molte strutture cattoliche.

Dopo il ricorso alla Corte Europea di alcuni operatori turistici che denunciavano “l’aiuto illegale di Stato”, l’avvocato generale della Corte, il belga Melchior Wathelet, ha sentenziato che la Chiesa dovrà pagare il dovuto: fra i 4 e i 5 miliardi, secondo i calcoli dell’Anci. Una somma che basterebbe a risolvere i più gravi problemi di un milione e mezzo di disabili gravissimi. Vedremo se finalmente il nostro fisco si darà da fare.

La seconda riguarda la dolorosa vicenda del piccolo Alfie, che riepilogo.

Il Papa chiede al governo italiano di sostenere la richiesta del “Bambino Gesù”, che vuole farsi carico della cura di Alfie.

Dinanzi alla richiesta del Pontefice, si attivano per portare in Italia il piccolo ben tre ministri: Angelino Alfano (Esteri), Marco Minniti (Interni) e Roberta Pinotti (Difesa), concedendo nello spazio di poche ore al bimbo la cittadinanza italiana ed un aereo militare per portarlo a Roma. Eppure la scelta di “staccare la spina” ad Alfie era stata presa dalla Magistratura ordinaria inglese e poi confermata – dinanzi ai ricorsi dei genitori – dalla Corte Suprema britannica e perfino dalla Corte Europa di Giustizia. Essa mirava – dinanzi alla impossibilità di una guarigione – a risparmiare al piccolo Alfie un destino di stato vegetativo simile a quello cui è stata condannata per 17 anni la nostra Eluana Englaro.

Senza sminuire i meriti dell’Ospedale del Vaticano, osservo che la sua presidente Mariella Enoc – alla quale giustamente l’ospedale di Liverpool ha negato l’ingresso per visitare il piccolo Alfie –  dovrebbe lavorare in silenzio anziché esporsi in battaglie internazionali di retroguardia almeno fino a quando gli italiani avranno dimenticato che una parte non irrilevante del danaro destinato a curare i piccoli malati fu impiegata per ristrutturare il lussuoso attico del cardinal Bertone.

Le due vicende che ho ricordato si aggiungono ad un infinito contenzioso fra la Chiesa e le forze politiche laiche e riformiste.

Sono due le principali ragioni per le quali la Chiesa Cattolica ha sempre avuto una funzione di freno nel campo dei diritti civili e l’ha esercitata con particolare impegno – per non dire accanimento – in Italia: la stipula, nel 1929, di un Concordato che dava alla Chiesa privilegi senza precedenti; l’esistenza di un partito dei cattolici, la DC, che ha governato nel bene e nel male il Paese per mezzo secolo e che, dopo la sua scomparsa nel ciclone di “Tangentopoli”, ha disseminato i propri esponenti politici in quasi tutti gli altri partiti, vecchi e nuovi. I “teodem” hanno perciò conservato un forte potere “trasversale” di proposta e soprattutto di veto nella politica italiana.

Si spiegano così le durissime battaglie che sono state necessarie per ottenere anche in Italia alcuni diritti esistenti da anni nel resto dell’Europa; dal divorzio all’aborto, dalle unioni civili al testamento biologico. Ma ci sono vicende che trovano la loro origine non in un contrasto con una società civile ormai largamente secolarizzata – come nei quattro casi appena citati – ma in una specie di furore ideologico del Vaticano o di inspiegabile lassismo morale.

Fra le prime cito le vicende di Eluana Englaro – che la Chiesa voleva condannare ad altri anni di inumano stato vegetativo – e quella di Piergiorgio Welby e della scelta di negargli i funerali religiosi: un diniego la cui disumanità è accentuata dalla scelta opposta di concedere, negli stessi giorni, solenni funerali religiosi (nella Cattedrale di Santiago del Cile, presenti diversi Cardinali) ad Augusto Pinochet, uno di peggiori boia del ventesimo secolo. Un diniego deciso personalmente dal cardinale Ruini, che dal 1991 al 2007 ha guidato con pugno di ferro la Conferenza Episcopale Italiana.

Fra le seconde ricordo le vicende di due cardinali accusati di aver protetto, rispettivamente negli Usa ed in Australia, decine di preti pedofili: Bernard Law (reso celebre dal film “Spotlight”) e George Pell, a processo per abusi sessuali su minori. Tutti e due chiamati a Roma e nominati da Papa Bergoglio ad alti incarichi, malgrado il proclamato impegno del Pontefice contro la pedofilia.

Argomenti complessi su cui bisognerà tornare. Certo, il caso di Alfie è davvero grave, anche sul piano internazionale, se induce un costituzionalista come Vladimiro Zagrebelsky, sempre misurato nei giudizi, a scrivere che l’Italia si è comportata con l’Inghilterra come con “uno Stato canaglia”. Preceduto in questo da Sergio Romano, che anni addietro aveva scritto: “L’Italia non è soltanto un Paese cattolico; è anche un Paese «clericale», dove il clero può in molti casi interloquire con le istituzioni su un piede di parità”.