Ieri la chiusura netta alla mossa di Salvini. Oggi qualcosa di molto simile, anche se qualcuno potrebbe comunque intravedere uno spiraglio. Il riferimento è alle parole del senatore del Movimento 5 Stelle Vito Crimi, che intervistato da Maria Latella su Sky Tg24 non ha chiuso totalmente alla proposta del leader del Carroccio, che ha messo sul tavolo un esecutivo M5s-Lega di sei mesi. “La risposta a Salvini è da valutare ma la sua offerta veramente arriva in ritardo” ha detto il parlamentare grillino, che poi alla domanda sulla credibilità del leader leghista ha risposto così: “Salvini è credibile? Di quale Salvini stiamo parlando? Perché ogni volta cambia la sua posizione…”. Quanto alle condizioni per riaprire la trattativa, Crimi ha sottolineato che “noi le abbiamo poste da tempo: ci sediamo ad un tavolo e discutiamo di temi per cittadini, ma discutono Luigi Di Maio e Salvini. Punto. Senza terzi incomodi”. Chiaro il riferimento a Silvio Berlusconi, da sempre il vero ostacolo a un’intesa tra i due leader.

Nello specifico, l’ex capogruppo grillino al Senato ha aggiunto che “se al tavolo si siedono Salvini e Di Maio torneremmo alla proposta che abbiamo fato un mese fa: per questo non sappiano se Salvini è credibile“. Per quanto riguarda le cause dell’attuale impasse Crimi non ha dubbi: “La responsabilità di questo stallo è di una legge elettorale scritta e votata da tutte e tre le forze politiche che oggi discutono: sono loro i responsabili di questa situazione non il M5s. Noi siamo stati gli unici in questo percorso che hanno presentato un ventaglio di soluzioni reali” ha detto il senatore, secondo cui “l’unica condizione posta è stata il No a Berlusconi” mentre “abbiamo dato a Mattarella l’opportunità di aprire più scenari. Oggi dunque – ha ripetuto – la responsabilità è dei partiti”.

Quando si è trattato di fare percentuali su un eventuale ritorno alle urne, l’esponente pentastellato ha detto che c’è il 50% di possibilità che in settimana ci possa essere un “incontro” tra Salvini e Di Maio e il 50% che si torni al voto. L’unica certezza, per Crimi, è il no del M5s a un governo tecnico: “Non è possibile farlo. L’ultimo è stato quello di Monti e Fornero che ancora molti cittadini piangono. Credo – ha detto – che anche Matteo Salvini abbia detto di no. Quindi con due forze come la nostra contrarie sarebbe subito sfiduciato. E se resta per affari correnti si va a votare in 70 giorni. Il voto – ha concluso – è ultima chance ma un governo tecnico non è in discussione”.

Sulla stessa linea d’onda anche Riccardo Fraccaro, che ha definito “governo di tradimento” un eventuale esecutivo tra Lega, Forza Italia e Pd. “Noi abbiamo il massimo rispetto per il presidente Mattarella che sta gestendo con equilibrio una situazione paradossale – ha detto – Il governo di tradimento, più che di tregua, nascerà, però, se la Lega aiuterà Pd e Forza Italia a farlo. Gli italiani hanno chiesto, invece, chiaramente, un governo di cambiamento. Ogni altra formula che i partiti metteranno in campo calpesterà solo la volontà popolare”. Intervistato da QN, poi, Fraccaro si è detto convinto che un accordo tra i partiti già ci sia: “È evidente la sintonia di intenti tra Renzi e Berlusconi, vedremo se anche Salvini si renderà responsabile di un governo del Nazareno contro il M5S. Noi diciamo chiaramente no al ribaltone – ha aggiunto – uno schema da Seconda Repubblica che finirebbe per emarginare la prima forza politica del Paese. Un raggiro per gli elettori”. No secco, invece, alla possibilità di mettere mano alla legge elettorale, così come detto da Luigi Di Maio: “Il vero rischio è quello di una manovra di palazzo, fatta per impedire alla prima forza politica di governare, magari con la scusa di mettere mano alla legge elettorale – ha spiegato Fraccaro – Parlare ora di riforme significa protrarre questa situazione di crisi e far sprofondare il Paese nelle sabbie mobili. Per superare lo stallo si deve votare a giugno“.