Manca forse la classica formula del “vivo o morto” nel manifesto da ricercato con stampata l’immagine di Martin Winterkorn: tuttavia, negli USA l’ex amministratore delegato di gruppo Volkswagen rischia una condanna alla gattabuia lunga un quarto di secolo. Il riferimento è, nemmeno a doverlo specificare, al caso dieselgate, esploso quando al timone della multinazionale tedesca c’era il manager tedesco.

Il professor Winterkorn ha sulle spalle capi d’accusa molto pesanti: cospirazione e frode che, al di là dell’Atlantico, sono davvero intollerati dal sistema giudiziario e dall’opinione pubblica. Tanto che l’ex grande capo della Volkswagen è il primo amministratore delegato non americano a essere sottoposto a giudizio per la sua condotta aziendale.

Il procedimento legale contro l’ex numero uno di VW – che si è dimesso dal suo incarico nel 2015, proprio a seguito dello scandalo emissioni – è stato avviato a marzo presso la Corte di Detroit (Michigan), ma è stato reso pubblico solo ieri dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

In pratica Winterkorn è accusato di essere stato a conoscenza del defeat device installato dal costruttore per ingannare i controlli in fase di omologazione, nonché di aver complottato per insabbiare le prove che hanno portato a galla la vicenda: quest’ultima, vale la pena ricordarlo, ha coinvolto 11 milioni di vetture in tutto ed è costata al colosso teutonico dell’automobile qualcosa come 25 miliardi di euro fra spese legali, risarcimenti e campagne di richiamo.

Winterkorn è indagato anche in Germania per il dieselgate, ma continua a sostenere la sua innocenza: il manager, infatti, afferma di non essere mai stato a conoscenza del software messo a punto da ingegneri e tecnici per frodare le omologazioni. Ipotesi totalmente respinta dalle autorità americane.

Anzi, per il procuratore generale Jeff Sessions, non solo i vertici VW avrebbero saputo del defeat device dal maggio del 2014, ma a fine luglio 2015 – appena due mesi prima che esplodesse il caso diesel – si sarebbero addirittura riuniti per fare il punto della situazione su quanto fatto e da fare per ingannare le autorità americane e schivare le indagini. Inoltre, secondo l’accusa Winterkorn avrebbe dato il suo avallo agli altri dirigenti di VW affinché la truffa venisse perpetrata. Per il momento, comunque, l’ex ad non rischierebbe l’estradizione.