Le riforme europee, lo sviluppo del conflitto siriano, la questione iraniana e i dazi. Il primo faccia a faccia tra Angela Merkel ed Emmanuel Macron in vista del vertice dei leader europei in programma il 28 e 29 giugno ha spaziato tra la politica Ue e quella internazionale, con il presidente francese pronto a ritornare su uno dei punti chiave già espressi davanti al Parlamento europeo: “La nostra comune sovranità viene messa alla prova” dai forti nazionalismi”. Per questo, secondo l’inquilino dell’Eliseo, “adesso è decisivo” lavorare per il futuro dell’Europa. Con una parola chiave che nei discorsi e quindi nelle intenzioni di Francia e Germania torna spesso: solidarietà. Tanto che il presidente della Repubblica francese, parlando di migranti, si spinge a dire che “vogliamo una revisione del trattato di Dublino“.

Perché nell’Unione “viviamo un momento assolutamente unico” e “anche all’interno dei nostri Paesi – ha spiegato in conferenza stampa – si sta insinuando il dubbio e si stanno formando visioni fortemente nazionaliste”. Citando “i nostri predecessori” che “sono stati in grado di resistere a questo vento negativo“, Macron ha ribadito che “questo è ciò che ci si aspetta da noi”. Ecco quindi lo sguardo rivolto al summit tra i leader dei 28 Paesi membri in programma tra due mesi: “Entro giugno abbiamo l’obiettivo di presentare una visione comune” per l’Europa. Che parte dal primo bilaterale con Angela Merkel dopo molti mesi di attesa a causa dello stallo politico in cui la Germania è finita dopo le elezioni. Adesso che la nuova Grosse Koalition è in grado di agire, il negoziato non sarà comunque semplice: la Cdu frena sulle riforme finanziarie dell’Eurozona, mentre i socialdemocratici impugnano il contratto di coalizione.

Secondo la cancelliera, “rilancio e riorganizzazione europea” servono anche a “mostrare che i nostri valori possono prosperare nel mondo, insieme e grazie alla cooperazione europea“. Ha quindi precisato di credere che “da qui a giugno potremmo avere progressi in materia di politica d’asilo“. Sui migranti, Macron – che pochi giorni fa aveva lodato l’Italia per lo sforzo – ha spiegato che nella gestione dei migranti in Europa “servono elementi di solidarietà esterna e interna” perché “non è possibile che un Paese venga lasciato da solo nell’accoglienza e nell’integrazione”. Poi l’annuncio: “Vogliamo una revisione del trattato di Dublino, creare solidarietà interna ed esterna” all’Unione europea “perché in questa fase siamo stati bloccati”.

Maggiore la distanza sul fronte delle riforme economiche e finanziarie. Mentre per Macron “nessuna unione monetaria potrebbe sopravvivere senza elementi di convergenza” e “anche l’unione bancaria appartiene a questa convergenza”, per cui “vedremo nelle prossime settimane come si possa crearla, nel collegamento fra responsabilità e garanzia“, la Merkel ha frenato. Berlino, ha detto la Cancelliera, può appoggiare questo progetto “non subito, ma a lungo termine“. All’interno di questa discussione può rientrare “anche un sistema di assicurazione di depositi, ma responsabilità e rischi devono essere tenuti nella stessa mano”. No dunque, ancora una volta, alla condivisione dei rischi sovrani tra Paesi dell’Eurozona. Del resto la leader della Cdu deve trovare un equilibrio con gli alleati socialdemocratici.

Per questo è ancora in forse l’ipotesi – su cui in queste ore si rincorrono indiscrezioni – che Merkel intenda proporre anche un allargamento dell’Eurogruppo ai ministri dell’economia: così facendo, ai vertici parteciperebbe non solo Olaz Scholz, titolare delle Finanze e attuale presidente ad interim dell’Spd, ma anche il fedelissimo della cancelliera Peter Altmaier, che guida il dicastero dell’Economia (i due incarichi sono separati come, da noi, Economia e Sviluppo). Al contrario è sicura la frenata sull’annunciata trasformazione del Meccanismo europeo di stabilità (Esm) in un fondo monetario europeo. Servirebbe un cambiamento dei trattati e dunque un voto del Bundestag, che non vuole essere estromesso dalle decisioni sugli strumenti di approvvigionamento finanziario dell’eurozona né perdere il suo diritto di veto.