Mettevano in malattia i propri dipendenti (senza che questi lo sapessero) o dichiaravano di utilizzare il contratto di solidarietà che di solito viene adottato dalle aziende in difficoltà economiche. Ma, nel loro caso, di difficoltà economiche non ce n’erano affatto. Anzi. L’imprenditore campano e i sei professionisti arrestati oggi a Parma per frode fiscale e truffa avevano racimolato oltre 2,6 milioni di euro nel giro di due anni. Tutti soldi ottenuti, secondo gli inquirenti, da un vero e proprio sistema criminale.

Lo scopo era quello di pagare meno tasse a titolo di trattenute fiscali e previdenziali e di vedersi riconosciute dallo Stato indennità non dovute. Tutto all’oscuro dei dipendenti, che ricevevano una busta paga forfettaria con le ore effettivamente lavorate. All’Inps, invece, arrivavano dei documenti falsi che attestavano l’impiego di ammortizzatori sociali. Crediti che venivano successivamente utilizzati per compensare i debiti tributari e quindi per non versare le altre imposte dovute allo Stato.

Ma c’è dell’altro. Gli indagati sono accusati anche di aver simulato operazioni straordinarie, come l’affitto di rami d’azienda, e di aver emesso fatture false in favore di numerose società fittizie (controllate da uno degli arrestati). E infine usura. Nel corso delle indagini gli inquirenti hanno infatti accertato un episodio di usura nei confronti di un imprenditore del parmense, che aveva chiesto 10mila euro perché rimasto senza soldi. Un prestito a cui uno degli arrestati aveva imposto il tasso – altissimo – del 117 per cento.

L’operazione della Guardia di finanza di Parma, chiamata “Paga Globale”, è nata da una verifica fiscale nei confronti di due società. Entrambe erano riconducibili a un imprenditore campano titolare di un’azienda di Fidenza operante nel settore dell’impiantistica industriale, per il quale il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Agli arresti domiciliari sono finiti altri sei professionisti (commercialisti e consulenti del lavoro) coinvolti a vario titolo nella vicenda.

Oltre alle ordinanze di custodia cautelare, il gip ha disposto il sequestro preventivo di beni mobili, immobili, quote societarie e disponibilità liquide di tutte le società coinvolte, per un totale di 2,3 milioni di euro. Per questo, sono stati impiegati circa 100 militari in tutta Italia per effettuare trenta perquisizioni in provincia di Parma, Napoli, Salerno, Modena, Reggio Emilia, Roma e Crotone.