C’è la Roma, numeri alla mano la squadra che più è peggiorata in assoluto nella Serie A (-11 in classifica rispetto all’anno scorso), che non fosse stato per il miracolo col Barcellona che le permette di sognare addirittura di vincere la Champions ora farebbe i conti con una stagione mediocre. C’è la Lazio, che dopo una splendida cavalcata sembra aver di colpo finito la benzina e spento la luce: ha già buttato via l’Europa League, rischia di far lo stesso pure con il campionato. Poi c’è l’Inter, crollata due volte, la prima quando ha esaurito l’effetto Spalletti a gennaio (comprensibile), e di nuovo ora che una minima ripresa sembrava sufficiente a tagliare il traguardo, tanto per continuare la tradizione di annate fallimentari. La corsa (si fa per dire) all’Europa che conta sta diventando uno sprint a chi va meno pieno. Pensare che due di queste tre squadre ce la faranno è la dimostrazione che forse il quarto posto in Champions la Serie A proprio non se lo merita.

Se qualcuno si aspettava che il derby della Capitale fosse crocevia di quest’entusiasmante sfida è rimasto deluso: pareggio a reti bianche, con qualche emozione solo negli ultimi minuti e per il resto tanta noia, stanchezza e le solite cafonate (cori antisemiti, petardi, bombe carta) da stracittadina. Né tantomeno ne hanno approfittato gli altri: ferma con lo stesso risultato l’Inter a Bergamo, nulla di fatto pure a San Siro tra Milan e Napoli (nella partita che ha virtualmente consegnato lo scudetto alla Juventus). Il record di 0-0 (addirittura cinque) proprio nel momento in cui le squadre dovrebbero dare il tutto per tutto è la fotografia perfetta del collettivo “vorrei ma non posso” della nostra Serie A: domenica fra le prime dieci della classifica solo la Juventus è riuscita a segnare. Poi ci si chiede il perché del settimo titolo consecutivo.

Dietro arrancano tutte, in particolare quelle che dovrebbero lottare a denti stretti per andare in Champions: nel girone di ritorno la Lazio ha fatto peggio di Atalanta e Fiorentina, la Roma gli stessi punti del Torino, l’Inter uno in meno del Genoa. A un certo punto si erano fermate talmente tanto che stavano permettendo persino al Milan, che sembrava spacciato a dicembre, di rientrare. Poi pure i rossoneri di Gattuso si sono adeguati all’andazzo generale , o semplicemente hanno pagato lo sforzo e si sono dovuti arrendere. Tutte e tre veleggiano intorno a 60 punti: una quota che l’anno scorso rischiava di non garantire neppure l’Europa League, che in Spagna o in Inghilterra ti permette di piazzarti al massimo quinto, e che invece adesso da noi vale addirittura la Champions.

La Uefa ha deciso di restituirci quei quattro posti in Europa che noi avevamo perso sul campo: forse questo a lungo termine restituirà competitività al nostro campionato (perché le coppe portano soldi, pensate quanto può valere il quarto posto, quanto può fare la differenza per questi club in vista della prossima stagione), ma per il momento non è cambiato nulla. Anzi, il livello rispetto all’anno scorso sembra essersi abbassato. Lo spettacolo è desolante e viene da chiedersi se sia giusto che una squadra incapace di vincere due partite di fila, con una media da metà classifica, possa andare a sfidare il Real Madrid e le altre grandi del continente. I potenti del pallone, però, ci hanno fatto questo regalo e alla fine, volenti o nolenti (perché davvero sembra stiano facendo tutto il possibile per evitarlo) due di queste tre squadre andranno in Champions. A fare cosa è una bella domanda.

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