Il botta e risposta tra Washington e Mosca fa salire ai limiti di un conflitto globale la tensione sulla Siria. Comincia il Cremlino che risponde alla mossa degli americani (che martedì hanno fatto spostare un cacciatorpediniere), con le parole dell’ambasciatore in Libano, Alexander Zasypkin, riportate da Russia Today. L’esercito russo si riserva il diritto di “abbattere i missili” e “distruggere le fonti di lancio” in caso di aggressione degli Stati Uniti. Donald Trump non perde tempo e reagisce a modo suo, su Twitter: “La Russia minaccia di abbattere tutti i missili sparati verso la Siria. Tieniti pronta Russia, perché stanno per arrivare, belli, nuovi e ‘intelligenti‘! Non dovreste essere alleati di un animale assassino che uccide la sua gente con il gas e si diverte!”. La replica immediata della portavoce del ministero degli Esteri di Mosca: “I missili ‘intelligenti’ dovrebbero volare verso i terroristi, non verso il governo legittimo” della Siria. Trump twitta ancora: “Le nostre relazioni con la Russia sono peggiori di quanto non lo siano mai state, compresa la Guerra Fredda“.

Il governo siriano definisce “spericolate” e “avventate” le minacce americane. In un comunicato del ministero degli Esteri diffuso dall’agenzia ufficiale Sana si afferma che “il pretesto delle armi chimiche è evidentemente una scusa debole e non sostenuta da prove”. E che le “minacce americane mettono in pericolo la pace e la sicurezza internazionali”.

Ap: “Attacco congiunto Usa-Francia-Gb entro fine settimana” – Trump si è consultato ieri, martedì, con Theresa May, che ha parlato pure con Emmanuel Macron, in un triangolo di telefonate che presagisce un’azione comune con Parigi e Londra. Secondo Associated press, i dirigenti dell’amministrazione Usa stanno discutendo con dirigenti di Francia e Gran Bretagna per una possibile risposta militare comune in Siria. L’Ap cita dirigenti americani, secondo cui gli alleati stanno valutando di lanciare un attacco entro fine settimana.

Allerta sulle rotte aeree – Intanto l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha diramato un’allerta sulle rotte aeree del Mediterraneo orientale. L’allarme è stato emesso “a causa del possibile lancio di raid aerei con missili aria-terra e/o cruise entro le prossime 72 ore”. E va tenuta anche presente “la possibilità di un’interruzione intermittente delle apparecchiature di radionavigazione“.

Oms: “Douma, 500 persone con sintomi da esposizione ad agenti chimici” – L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) si dice “profondamente allarmata dalle notizie sul sospetto uso di armi chimiche nella città di Douma“, in Siria, e “chiede l’accesso immediato e senza ostacoli all’area, per fornire assistenza alle persone colpite, valutare gli impatti e dare una risposta globale di salute pubblica” dice Peter Salama, direttore generale dell’Oms per la risposta alle emergenze che, in una nota stampa, sottolinea: “Dovremmo essere tutti indignati per questi orribili report e immagini che arrivano da Douma”.  Secondo Salama hanno riportato “sintomi consistenti di esposizione ad agenti chimici tossici” circa 500 pazienti originari di Douma.

Onu, bocciate risoluzioni per un’inchiesta sull’uso di armi chimiche – Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, invece, ha bocciato la terza bozza di risoluzione sulla Siria presentata dalla Russia, che chiedeva di sostenere specificamente l’invio degli investigatori dell’Opac a Douma per indagare sul presunto attacco chimico con bombe al cloro. Il testo ha ottenuto 5 voti a favore, 4 contrari e 6 astenuti: essendo inferiore alla maggioranza richiesta di 9, non è stato necessario il veto Usa. “Confermiamo la nostra disponibilità a facilitare il lavoro degli investigatori sul terreno”, aveva detto l’ambasciatore di Mosca al Palazzo di Vetro, Vassily Nebenzia, prima del voto: “Questa è un’iniziativa strettamente pratica, ed è la priorità ora”. Bocciatura anche per quella Usa che ha scatenato la reazione  l’ambasciatrice americana al Palazzo di Vetro, Nikki Haley: “La Russia ha scelto ancora una volta il regime di Assad invece dell’unità del Consiglio di Sicurezza e ha distrutto la credibilità dell’organo Onu”, ricordando che il veto di Mosca è il sesto su una risoluzione che riguarda l’uso di armi chimiche in Siria (e il 12esimo in generale, dall’inizio del conflitto).

Trump rimane a Washington per “monitorare gli sviluppi” – Donald Trump, sempre in difficoltà per le indagini sul Russiagate e alle prese con l’ennessimo consigliere che si è dimesso, aveva già promesso nei giorni scorsi di far pagare “un caro prezzo” il presunto attacco chimico. mettendo nel mirino il regime siriano e i suoi sponsor russi e iraniani. Il presidente Usa ha cancellato la sua partecipazione al summit delle Americhe a Lima nel fine settimana per restare negli Usa “a sovrintendere alla risposta americana alla Siria e monitorare gli sviluppi nel mondo”, ha fatto sapere la Casa Bianca. Trump, che sarebbe dovuto partire venerdì, si farà sostituire dal vicepresidente Mike Pence.

Le pedine sul fronte mediorientale – In attesa delle decisioni e delle mosse di Trump, il fronte mediorientale è in pieno movimento, con l’incognita della reazione dei russi, che finora non hanno mai utilizzato i sistemi anti missile S-400. Tutti spostano pedine, mezzi, apparati in vista del peggio. Siriani, russi e iraniani hanno messo in stato d’allarme le basi temendo un possibile attacco. Due aerei da ricognizione russi Il-38 sono stati segnalati in uno spazio di mare molto affollato. I russi, secondo la Nbc, avrebbero anche disturbato elettronicamente l’attività dei droni Usa rendendo difficili le loro incursioni a caccia di dati. Gli israeliani hanno spostato batterie anti-missile Iron Dome nella zona del Golan, dopo un raid aereo martedì (non rivendicato) su una base aerea siriana che ha provocato sette morti iraniani. Con Teheran che ha già avvisato che il blitz “non rimarrà senza risposta”, alimentando ulteriori tensioni. Così come l’avvertimento del leader turco Recep Tayyip Erdogan, alleato di Russia e Iran in Siria ma ostile ad Assad: “Chiunque abbia compiuto il massacro a Douma ne pagherà il prezzo, e sarà certamente alto”.

Il monito di Gorbaciov: “Evitare nuova crisi cubana” – In questo scenario, suonano come un monito le parole di Mikhail Gorbaciov. L’ex presidente dell’Urss – artefice, con la sua politica, della fine della guerra fredda – ha invocato un’accelerazione del summit Trump-Putin per evitare una sorta di “crisi cubana” del 21esimo secolo.