Aveva annunciato “decisioni importanti in 24-48 ore” Donald Trump. “Non escludo alcuna opzione”, aveva detto il presidente degli Stati Uniti presiedendo una riunione di governo alla Casa Bianca durante la quale definiva “odioso” il presunto attacco chimico contro i civili che venerdì ha ucciso almeno 70 persone a Douma, nella Ghouta orientale. Washington potrebbe aver fatto la prima mossa sullo scacchiere: secondo il quotidiano turco Hurriyet, il cacciatorpediniere Donald Cook della marina militare Usa ha lasciato il porto cipriota di Larnaca, dove era ormeggiato, per avvicinarsi alle acque territoriali siriane.

La nave da guerra statunitense sarebbe giunta a circa 100 km dal porto siriano di Tartus, dove sorge una base della marina militare russa. Sempre secondo il quotidiano turco, alcuni caccia di Mosca, alleata del regime di Damasco, avrebbero sorvolato a bassa quota per 4 volte il cacciatorpediniere, compiendo manovre di disturbo mentre si avvicinava alle acque territoriali siriane. Mosca ridimensiona: “Non credo che vi sia il rischio di un conflitto armato fra la Russia e gli Usa in Siria”, ha detto Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri e inviato speciale di Vladimir Putin in Medio Oriente. “Alla fine il buon senso dovrebbe prevalere sulla follia”, ha aggiunto.

Le cancellerie occidentali si muovono. Per la seconda volta in due giorni tra Donald Trump ed Emmanuel Macron si sono sentiti al telefono. Secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti ed il presidente francese hanno avuto ieri un colloquio  – dopo quello di domenica – “per continuare il loro coordinamento nella risposta all’atroce uso di armi chimiche da parte della Siria” nel raid di Douma. Sulla questione ha fatto sentire la propria voce anche Recep Tayyip Erdogan: “Maledico chi ha compiuto questo massacro nella Ghouta orientale e a Douma. Chiunque lo abbia fatto ne pagherà il prezzo, e sarà certamente un prezzo alto“, ha detto il presidente turco parlando al gruppo parlamentare del suo Akp ad Ankara.

Sul tavolo resta anche il bombardamento della base militare siriana di Tayfur, nei pressi di Homs. Ieri la Russia aveva puntato il dito contro Israele, e oggi Mosca ha invitato l’ambasciatore israeliano per discutere “delle situazioni in Siria e nella striscia di Gaza” e “dei rapporti bilaterali“.