Il sogno della Juventus è durato 94 minuti, più di una partita perfetta. L’impossibile che diventa reale, il Real Madrid rimontato in casa di tre gol. Un altro miracolo dopo quello della Roma contro il Barcellona. Ma stavolta incompiuto. Quando sembrava fatta, i supplementari praticamente raggiunti, dopo la doppietta di Mandzukic, gli svarioni avversari e le parate di Buffon, tutto finisce per un calcio di rigore a tempo scaduto. Probabilmente giusto, perché Benatia cerca la palla ma travolge Lucas Vazquez pronto a colpire a botta sicura, ma inaccettabile dopo essere arrivati ad un passo così dall’impresa storica. Invece in semifinale di Champions ci va ancora il Real Madrid, trascinato dal solito Cristiano Ronaldo che stavolta ha messo la firma solo dal dischetto. A Buffon restano solo le proteste e le lacrime.

Eppure dopo la Roma c’era riuscita pure la Juve. Come i giallorossi, con lo stesso copione scritto da un gol lampo all’inizio. E poi con una partita forse ancora più difficile da spiegare, perché non proprio a senso unico come quella dell’Olimpico: il Real, pur succube dei bianconeri, aveva colpito una traversa e avuto occasioni, aveva trovato almeno un paio di volte un grande Buffon, quello dei tempi d’oro.  Il capolavoro di Allegri non era stato semplicemente quello di dominare psicologicamente i campioni d’Europa, ma di fargli tre reti con una tattica quasi attendista, difendendo per larghi tratti con undici uomini dietro la linea della palla. Il trionfo del calcio all’italiana. O quasi, visto il beffardo finale.

Zidane, invece, stavolta non ci ha capito quasi nulla ed essersi salvato in extremis conferma che gli allenatori più grandi e più vincenti sono anche i più fortunati. Ha pagato a carissimo prezzo le assenze, ma ha sbagliato tutto ciò che poteva sbagliare, e non solo nell’approccio svagato al match: senza Sergio Ramos, per non toccare il centrocampo Zizou ha gettato nella mischia il ragazzino Vallejo, completamente impreparato. Higuain se l’è mangiato in un sol boccone, e ancora peggio hanno fatto i suoi compagni: in particolare i terzini e Marcelo, che dopo lo 0-3 dell’andata si è sentito in diritto di non difendere per tutti i novanta minuti. E che dire di Bale, preferito a Benzema e irriconoscibile. Quando Zidane ha provato a rimediare all’intervallo, con un doppio cambio quasi punitivo per Casemiro ed il gallese, i buoi erano ormai scappati dalla stalla.

Era successo già al primo minuto, con la discesa di Douglas Costa che ha spaccato la retroguardia avversaria e un po’ tutta la partita, permettendo a Mandzukic di insaccare il cross di Khedira e sbloccare il punteggio. Il Real ha sbandato davvero solo un quarto d’ora, ma in fondo non si è mai ripreso. Anche perché quando stava davvero ritrovando se stesso, intorno a metà tempo, si è fermato sulle parate di Buffon. E proprio nel suo momento migliore ha incassato il raddoppio, praticamente in fotocopia, sul traversone stavolta di Lichtsteiner. Il terzo gol è arrivato subito ad inizio ripresa, su una papera di Keylor Navas, che avrebbe dell’incredibile se tutto quanto successo prima e dopo non avesse quasi del sovrannaturale: il portiere in uscita comoda ha lasciato la palla a Matuidi per il tap-in.

Sullo 0-3 la Juventus è sembrata quasi accontentarsi della prospettiva dei supplementari, o semplicemente ha pagato d’un colpo lo sforzo sovrumano per arrivarci. Ma sarebbe assurdo fare di un calo fisiologico, fisico o emotivo che sia, la colpa di quello che è accaduto dopo. Anche perché il Real non aveva fatto nulla, se non spingersi un po’ in avanti, terrorizzato di incassare la quarta rete della condanna definitiva. I supplementari sembravano inevitabili, fino all’ultimo secondo dell’ultimo minuto di recupero, quando la retroguardia bianconera si è fatta trovare scoperta su un taglio di Vazquez, toccato alle spalle da Benatia in recupero disperato. L’arbitro Oliver ci ha pensato un paio di secondi interminabili: sul suo fischietto forse ha pesato anche la storia dei campioni d’Europa, ma non si può dire che abbia sbagliato. E figurati Ronaldo dal dischetto.

Finisce con Buffon espulso per le proteste, più di fronte al destino dell’ennesima Champions sfumata sul più bello che all’arbitro, i giocatori furibondi, persino Andrea Agnelli in campo. Ma è tutto inutile. Se qualche rimpianto resta, è solo per la sconfitta dell’andata, e nemmeno per essersi inchinati alla rovesciata di Ronaldo ma per aver buttato via il finale di match con l’espulsione di Dybala e l’imbarcata finale. Il resto sono solo recriminazioni.

Twitter: @lVendemiale