Che siano o meno le evoluzioni di cui parla Luigi Di Maio è difficile dirlo. Ma intanto anche dal bloccatissimo fronte Pd-M5s arrivano piccoli segnali. Dopo la mossa di Dario Franceschini che ha invocato l’avvio di “una seconda fase” nel Pd, oggi è intervenuto Andrea Orlando: “Se i 5 stelle rinunciano alla Lega siamo pronti a discutere”, ha detto a Radiouno. A loro ha replicato il capogruppo M5s Danilo Toninelli al Senato: “Al Partito democratico”, ha detto al Tg3, “abbiamo già proposto di scrivere insieme un contratto di governo. Qualcuno finalmente ha capito che si trattava di una proposta seria. Ovviamente però ci rivolgiamo a tutto il Pd e aspettiamo una risposta unitaria da parte di tutto il partito”.

Orlando oggi ha rilanciato le parole di Franceschini: “Di Maio non può dire o la Lega o il Pd”, ha detto a Radiouno. “Deve dire che rinuncia all’interlocuzione con la Lega perché su quei due, tre, quattro, cinque punti l’interlocuzione con la Lega è preclusiva di un rapporto con il Pd”. Se Di Maio continua a pensare di poter parlare con Salvini su temi quali Europa, immigrazione, politica internazionale o flat tax, stiamo facendo delle chiacchiere totalmente a vuoto: non ci sono le condizioni non per sedersi al tavolo ma neanche per salutarsi..”.

Secondo Orlando è necessario “scoprire le ambiguità dei grillini”, mettendoli all’angolo: “Penso che a noi in ogni caso convenga assumere una posizione più attiva, parlare di contenuti, far emergere le nostre proposte”. Orlando non crede “si arriverà ad un negoziato” con i 5 stelle, ma al Pd “conviene chiedere di scoprire le carte, dire a Di Maio che se vuole che si apra una discussione deve rinunciare alla interlocuzione con la Lega: ci sono 4 o 5 punti per cui quella interlocuzione esclude un rapporto con il Pd”. Nonostante ciò secondo Orlando sono poche le strade per uscire dallo stallo: “Tuttavia non vorrei sembrare eccessivamente pessimistico, dopo il primo giro di consultazioni non dico ‘5 stelle o niente’, dico che vedo molte più possibilità sul niente. Il che mi preoccupa”.

Tra le poche cose escluse c’è sicuramente il dialogo con la Lega: “Il dialogo con il centrodestra è un esercizio fine a se stesso. Un dialogo con la Lega mi sembra molto complicato. Loro sono su una posizione lepenista. Non c’è una convergenza, anche solo per qualche mese. Anche con il M5S è difficile. Oggi, dopo il primo giro di consultazioni, vedo che è molto improbabile si arrivi a un accordo”.