di Vittorio Esposito

Nonostante l’opinione mainstream continui a spingere per un governo M5S-Lega, avallandolo continuamente come unica soluzione possibile, in realtà non c’è nessuna probabilità che queste due forze si alleino tra loro. Il motivo è perché esiste un accordo tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma non per il governo: è piuttosto una strategia di fuga, una exit strategy pianificata per uscire insieme da questa blitzkrieg legislatura, per poi giocarsela alla pari la prossima volta.

Il primo giro di consultazioni e le relative dichiarazioni dei leader confermano la mia interpretazione, apparentemente banale: allearsi non conviene a nessuno!

Il M5S non appoggerà mai un governo che non sia integralmente proprio; è già costata cara l’elezione della berlusconiana Alberti Casellati come presidente del Senato. Ma questa è servita proprio come scelta strategica, di cui parlerò tra un attimo. Ogni altra ipotesi è un suicidio elettorale.

La Lega non può dividersi da Silvio Berlusconi adesso, sarebbe come un tradimento nei confronti del centrodestra; lo farà, ma non ora. Se appoggiasse i cinquestelle adesso, non avrebbe che il 20% dei consensi, mentre Salvini aspira a prendersi tutto l’elettorato del suo schieramento senza perdere nemmeno un voto. Ha bisogno solo di un pretesto che gli consenta di pugnalare politicamente Berlusconi, apparendo non come un traditore, ma come un eroe. Impresa ardua? No, affatto… Ed è già cominciata col suo “passo indietro” e la relativa rinuncia delle ambizioni leghiste alla presidenza del Senato.

Quale possibile exit strategy?

Con Roberto Fico, il Movimento 5 Stelle ottiene la presidenza della Camera, insieme ad altre figure determinanti per l’autodichia della stessa. Invece la presidenza del Senato, come dicevo, non è andata alla Lega (partito più votato della coalizione) ma a Forza Italia. E questo non è stato un gesto di cortesia, bensì il bacio di Giuda. Perché il M5S, sapendo di non poter fare un governo, si muoverà fortissimo e velocissimo su tutto quello che l’autodichia della Camera consente di regolamentare. Il Senato a trazione azzurra proverà a fare lo stesso, fino a un certo punto, poi dovrà fermarsi. Perché seguendo il passo della Camera pentastellata, verrebbero lesi gli interessi non solo di Berlusconi, ma sopratutto dei parlamentari tra le sue fila; il menefreghismo e l’assenza di pudore che il capo aveva così accuratamente insegnato gli si rivolteranno contro, ed i suoi, per conservare qualche privilegio, si lasceranno additare come avidi conservatori contrari al “cambiamento”.

Mentre Berlusconi perderà completamente il controllo del partito, il M5S vanterà dei successi ottenuti alla Camera, suggerendo l’immagine estatica di un futuro governo a cinque stelle; di riflesso, la Lega avrà un buon motivo per eliminare politicamente Berlusconi e fagocitare i suoi elettori ed eletti. Mi immagino dichiarazioni del tipo “il vecchio è stanco e non ha più la forza di cambiare”, “non ha più l’energia del ‘94 e sta rallentando tutto il centrodestra”, “è il momento di farsi da parte e lasciare che gli eventi facciano il loro naturale corso”. Così dirà il leghista, facendo in un sol boccone Forza Italia o quel che ne rimane.

Dicevo che la mia interpretazione è banale solo in apparenza. Perché in realtà è adesso che i partiti si giocano la fiducia degli elettori; devono dimostrare di saper mantenere la parola data. Non si tratta solo di consenso elettorale, ma della loro coerenza ed integrità. Qualsiasi alleanza rovinerebbe tutto ciò per cui, da una parte il M5S e dall’altra la Lega, hanno lavorato in questi anni. Perciò, a questo giro ci si accontenterà di deporre Berlusconi una volta per tutte, grazie al M5S che lo metterà nell’angolo e alla Lega che gli sfilerà la seggiola da sotto.

A questo punto, non resterà che andare alle urne, con rinnovato bipolarismo: l’accordo si è spezzato, ora palla al centro. Si ricomincia, M5S vs Lega.

P.S.: Il Pd non fa testo: in tutti i possibili scenari, perde.

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