Suicidio, omicidio, sparizione volontaria? Ottanta anni fa svaniva nel nulla il fisico Ettore Majorana. Improvvisamente, senza spiegazioni e senza lasciare alcuna traccia. Un mistero cui sembrava aver dato una risposta la procura di Roma, tre anni, fa quando ipotzzò che lo scienziato – che eseguiva calcoli in poche ore che vedeva altre menti brillanti impegnate per una settimana – potesse trovarsi in Venezuela negli anni ’50.

Fuga o suicidio sono state le ipotesi che da allora hanno cominciato ad alternarsi senza mai trovare risposta. La sera della sua scomparsa il fisico era partito da Napoli, dove gli era stata offerta una cattedra, con un piroscafo diretto a Palermo. Aveva annunciato la sua intenzione di sparire in una lettera al suo amico di Napoli Antonio Carrelli, ritrattata l’indomani con un’altra lettera. Poi c’è stata anche una missiva alla famiglia nella quale raccomandava: “Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero”. Da allora in poi non ci sono state notizie. Le indagini, scattate nei giorni immediatamente successivi, non avevano portato a nulla. Negli anni sono state avanzate più ipotesi, accanto a quella del suicidio. Da allora c’è chi non ha mai smesso di cercarlo, chi pensa di averlo visto in Germania e chi in Argentina, dove in passato sarebbe stato segnalato a Buenos Aires; altri ancora sono convinti che si sarebbe chiuso in un monastero.

Nel 2015 un uomo raccontò all’agenzia Ansa di aver incontrato lo scienziato catanese all’inizio degli anni ’80 a Roma nel centro della Capitale insieme a monsignor Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas romana. Era un senzatetto, che poi è stato riportato nel convento dove era ospitato, afferma il testimone. “Sono stato tra i collaboratori più vicini di monsignor Di Liegro e con lui abbiamo incontrato Majorana probabilmente il 17 marzo 1981. E non è stata l’unica volta, l’ho incontrato in tre-quattro occasioni” aveva sostenuto l’uomo, un programmista regista originario della Calabria, ma trasferitosi a Roma da giovane.

“Majorana stava in piazza della Pilotta, sugli scalini dell’Università Gregoriana, a due passi da Fontana di Trevi. Aveva un’età apparente di oltre 70 anni”, raccontò. L’uomo, che all’epoca faceva parte di un gruppo che assisteva i senzatetto, rimase colpito dal fatto che uno dei clochard disse, inserendosi in una conversazione, che quel clochard aveva la soluzione del “Teorema di Fermat“, l’enigma del ‘600 che per secoli è stato un rompicapo per i più grandi matematici e che all’epoca non era stato ancora risolto. La soluzione, infatti, risale solo al 2000. “A quel punto gli dissi di farsi trovare la sera seguente perche volevo farlo incontrare con Di Liegro”. L’incontro avvenne e il sacerdote portò via il senzatetto con la sua auto. “Dopo un’ora e mezza tornò e mi disse: ‘sai chi è quell’uomo? È il fisico Ettore Majorana, quello scomparso. Ho telefonato al convento dove lui era ospite e mi hanno detto che si era allontanato. Ora ce l’ho riportato'”.

Il testimone svelò di aver saputo da don Di Liegro, che a sua volta lo aveva appreso dal responsabile del convento, “che Majorana aveva intuito che gli studi che stava facendo avrebbero portato alla bomba atomica e ha avuto una crisi di coscienza e voleva essere dimenticato. Sempre il responsabile del monastero gli disse che prima Majorana era ospite di un convento di Napoli e poi andò a finire in questo nei pressi di Roma. Erano certi che fosse lui anche per una cicatrice su una mano, la destra. Chiesi a don Luigi di riferirlo ai parenti di Majorana, ma lui disse che non potevamo. Io per tanti anni ho provato a tornare sull’argomento, ma don Di Liegro, che non lo riferì a nessuno, nemmeno ai suoi più stretti collaboratori, non voleva saperne e mi raccomandò di tacere. Mi disse di non dire niente a nessuno almeno per 15 anni dopo la sua morte, avvenuta il 12 ottobre 1997. Ormai il tempo è passato” concluse l’uomo.

Se dopo tanti anni è ormai archiviato il caso della scomparsa del più misterioso dei fisici di Via Panisperna, che ruotavano intorno a Enrico Fermi, per il mondo scientifico le teorie di Majorana sono un enigma altrettanto avvincente e tutt’altro che chiuso, a partire da quelle che descrivono il comportamento delle particelle più sfuggenti, i neutrini.