Si chiama Atef Mathlouthi, ha 41 anni ed è tunisino. Da una lettera anonima, recapitata all’ambasciata a Tunisi e ritenuta affidabile, è emersa la sua intenzione di compiere attentati nel nostro Paese. Per questo da sabato i carabinieri sono sulle sue tracce. I militari dell’Arma lo cercano a Roma e anche in altre città italiane. Sulle ricerche c’è il più stretto riserbo, ma sono stati avviati una serie di accertamenti per rintracciare il tunisino che avrebbe manifestato l’intenzione di compiere una serie di attentati nel centro della Capitale, prendendo di mira bar, siti turistici, centri commerciali e metropolitana.

Dopo l’allerta, è scattato immediatamente il dispositivo di sicurezza con il coinvolgimento anche delle altre forze dell’ordine impegnate nella prevenzione antiterrorismo. La foto segnaletica del 41enne tunisino, sospettato di essere un islamista radicale, è stata diramata a tutti gli uffici investigativi e anche alle pattuglie sul territorio.

Non è ancora chiaro se l’uomo, più volte arrestato dalla polizia a Palermo per spaccio di droga, si sia effettivamente radicalizzato, chi siano i suoi contatti nel mondo jihadista e se frequenti luoghi di culto islamico a Roma o in altre città. Le forze dell’ordine stanno cercando di capire se sia davvero pericoloso. Segnalazioni come queste, fanno sapere i carabinieri, sono abbastanza frequenti e negli ultimi mesi sono stati svolti molti accertamenti su persone ritenute più o meno sospette.

In caso si rivelino fondate, poi, scatta il provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale (solo negli ultimi tre anni ne sono stati emessi 262). L’allerta, in ogni caso, resta elevata. Negli ultimi giorni poi sempre a Roma è scattata la caccia a tre tir rubati in un deposito per il timore che possano essere utilizzati in attentati. Tempo fa era successo con due taxi e prima ancora con auto di aziende private. E lo scorso dicembre, una situazione simile, si era verificata anche a Milano con alcuni furgoni di un’azienda privata di consegne a domicilio.

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