Si chiama sexting e si traduce in “invio di messaggi sessualmente espliciti”. Una pratica che si accompagna spesso al revenge porn ovvero la “vendetta pornografica”. In Italia un caso su tre di bullismo in Rete è di natura sessuale. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio nazionale adolescenza che con Skuola.net ha svolto una ricerca su oltre 11mila ragazzi tra gli 11 e i 19 anni. I risultati sono preoccupanti: il 33% degli episodi di bullismo virtuale è a sfondo sessuale. Le ragazze sono la categoria più a rischio e sono proprio loro ad essere spesso vittima di vendette.

“Tra i ragazzi – spiega Maura Manca, presidente dell’Osservatorio – sta diventando una consuetudine condividere immagini del proprio corpo. Questa normalizzazione rende tutto più problematico perché non si rendono conto dei potenziali rischi. Passare dal sexting all’essere vittima di cyberbullismo è facile: quando l’immagine che ho inviato in confidenza alle amiche o al fidanzato viene utilizzata contro di me ormai è troppo tardi”. Il sexting – secondo la ricerca – è messo in atto dal 6% dei preadolescenti: stiamo parlando di ragazzi tra gli undici e i tredici anni di cui il 70% femmine. I numeri salgono con il crescere dell’età: tra i 14 e i 19 anni, la proporzione è di circa un adolescente su dieci.

E se fino a poco tempo fa lo scambio di immagini intime avveniva tra fidanzati oggi la questione è più complessa: “E’ una pratica diffusa anche tra amici, soprattutto tra le ragazze. A Modena si è registrato un caso che ha coinvolto 60 ragazze: sono partite da qualche foto in costume per arrivare a video di masturbazione. Nel momento in cui inviano queste foto si fidano e non pensano che quell’immagine possa essere usata come un’arma. Spesso il cyberbullismo sfocia in una sorta di estorsione: se non fai quello che ti dico la pubblico oppure mi vendico”.

La divulgazione delle fotografie avviene attraverso le chat. Quando arriva ai social è più facile contenere il fenomeno perché diventa pubblico e può essere denunciato agli occhi di un adulto. Nelle chat i “grandi” sono esclusi e le immagini hanno il tempo di diventare virali. Il problema riguarda anche le immagini rubate. Uno dei luoghi dove avvengono questi fatti sono gli spogliatoi delle palestre. Secondo Manca siamo di fronte ad un vero e proprio allarme: “L’età si è abbassata. Vedo i cellulari dei ragazzi adolescenti e mi rendo conto che c’è una precocizzazione sessuale. E’ diventata una sorta di carta d’identità. Si addentrano in un mondo senza strumenti e non sono in grado di gestire emotivamente quello che stanno facendo”.

Di fronte a questo scenario dall’Osservatorio nazionale adolescenza arriva un appello alla politica forte e chiaro: “E’ ora che si rendano conto – continua la presidente – che questi ragazzini accedono alla pornografia attraverso gli smartphone. Vanno formati ed educati fin da quando son piccoli. La scuola italiana non vuole parlare di sessualità ai bambini e poi ci troviamo di fronte alla loro inconsapevolezza e a questi dati. Dobbiamo al più presto dare loro strumenti: non serve un incontro una tantum o parlare loro degli organi del corpo in una lezione di scienze. Dobbiamo fare come nel resto dell’Europa, introdurre l’educazione sessuale a scuola”.