Il gas nervino Novichok con il quale sono stati avvelenati l’ex spia russa Sergei Skripal e sua figlia è arrivato a Salisbury assieme alla ragazza. Sarebbe quindi stato inserito nella sua valigia prima della partenza da Mosca verso il Regno Unito. È questa la conclusione alla quale sono giunti gli investigatori, secondo il Telegraph, che cita fonti di intelligence di alto livello. Escludendo quindi, come ipotizzato in un primo momento, che l’agente fosse stato vaporizzato nei cibi consumati dai due durante il pranzo al ristorante italiano Zizzi o nel pub The Mill.

L’inchiesta sta cercando di chiarire se il Novichok – un raro gas nervino prodotto, secondo fonti inglesi, solo in territorio russo – sia stato impregnato su un abito o all’interno di un pacco regalo, un profumo, per lo 007 doppiogiochista che è stato poi aperto nella casa a Salisbury. Yulia Skripal, di questo ne sono certi i poliziotti di Scotland Yard, era stata presa di mira per arrivare al padre, rilasciato dalla Russia durante uno scambio di spie con gli Stati Uniti.

Si spiegano così le tracce del veleno ritrovate in concentrazioni più o meno alte nelle varie zone della città attraversate dagli Skripal, e perché l’altro intossicato grave è il primo agente intervenuto in loro soccorso. In totale, ha spiegato la polizia, sono 131 le persone entrate in contato con il nervino attualmente sottoposte a un monitoraggio continuo del loro stato di salute, anche i rischi vengono considerati “bassi”.

Il colonnello Skripal, 66 anni, era una doppia barba finta al servizio del Gru, il servizio segreto militare di Mosca, tradito per soldi, che il Mi6 britannico gli portava in contanti in Spagna in cambio di informazioni su 300 colleghi russi. Dopo essere stato scoperto, processato e imprigionato, era stato rilasciato ed era tornato in Inghilterra dove – è una delle ipotesi sul tavolo – aveva ripreso a lavorare per agenzie private, rompendo uno dei patti alla base della sua liberazione.

Il suo avvelenamento, avvenuto lo scorso 4 marzo nella cittadina a sud di Londra, ha innescato una crisi diplomatica tra Downing Street e il Cremlino. Theresa May si dice certa che a ridurre in fin di vita l’ex spia sia stata Mosca. Per questo, negli scorsi giorni, il governo britannico ha decretato l’espulsione di 23 diplomatici russi. Una mossa appoggiata nella giornata di venerdì da Usa, Francia e Germania: “L’azione è una chiara violazione della Convenzione sulle armi chimiche e del diritto internazionale che minaccia la sicurezza di tutti noi”, hanno scritto in una nota congiunta la premier inglese, Donald Trump, Angela Merkel ed Emmanuel Macron.

Mosca, che accusa di “russofobia” gli Stati Uniti e i paesi europei che sostengono May, si è finora sempre detta estranea al tentato omicidio di Skripal. E si prepara ad azioni ritorsive. “Non tarderanno ad arrivare”, ha assicurato Dmitri Peskov, il portavoce di Vladimir Putin. “Tutti i dettagli, naturalmente, saranno ben studiati e soddisferanno pienamente gli interessi del nostro Paese”, ha aggiunto. Anche secondo il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, la Russia risponderà “senza dubbio” all’espulsione dei suoi diplomatici a Londra: “Certo, li espelleremo”, ha detto lasciando intendere che verranno cacciati diversi dipendenti dell’ambasciata britannica.