Il Novichok, l’agente nervino usato per avvelenare l’ex spia russa Sergei Skripal e a sua figlia Yulia, è stato creato e prodotto soloShikhany, una cittadina russa a quasi 1000 km da Mosca. È questo il parere di Hamish de Bretton-Gordon, un esperto di armi chimiche interpellato dal Guardian, che spiega come nella cittadina ci fosse un importante centro di ricerca scientifica e chimica citato anche in un report che, diversi anni fa, la Russia ha sottoposto all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac). Bretton-Gordon, che in carriera ha guidato reparti britannici e Nato specializzati nel contrasto di armi chimiche e biologiche, non ha dubbi: “Shikhany è l’unico luogo da prendere in considerazione”. Non sono credibili, spiega, ipotesi che facciano riferimento ad altri impianti dell’ex Unione Sovietica, magari in Ucraina e Uzbekistan: “Non hanno più niente in altri posti”.

Sia Regno Unito che Russia hanno firmato la convenzione Opac per mettere al bando le armi chimiche, così il governo britannico ha sollecitato l’ente a indagare sull’uso dell’agente nervino, in modo da fornire agli esperti dell’Organizzazione gli strumenti necessari per giudicare la vicenda, come ha spiegato la premier britannica Theresa May. Il sopralluogo degli esperti a Salisbury, dove sono avvenuti gli episodi di avvelenamento, dovrebbe essere seguito da un viaggio in Russia per appurare se vi siano ancora scorte della sostanza. Se però Mosca dovesse negare l’esistenza delle scorte, l’iter si bloccherebbe.

In quel caso, l’Organizzazione potrebbe sottoporre il tema al Consiglio di sicurezza dell’Onu, dove però il veto russo farebbe scattare ancora il semaforo rosso. A quel punto, la questione andrebbe sottoposta all’Assemblea delle Nazioni Unite. “L’Opcw deve arrivare a Salisbury il più presto possibile per un’inchiesta indipendente e poi dovrebbe andare in Russia per esaminare il sito. Se i russi non hanno niente da nascondere, perché dovrebbero opporsi? Un veto sarebbe un’ammissione di colpa. Credo che Putin abbia commesso il suo primo grave errore in tanti anni”, conclude Bretton-Gordon. Ma Mosca nega tutto: “Voglio affermare con tutta la certezza possibile che l’Unione sovietica o la Russia non hanno mai avuto programmi per sviluppare un agente tossico chiamato Novichok”, ha detto il vice ministro russo degli Esteri, Sergei Ryabkov a Interfax. “Neanche nel periodo dell’Urss” ha precisato.