Ma quale impasto scuro e grumoso. Ma quale mozzarella e pomodorini a crudo. E sopratutto, accipicchia, ma quali 16 euro. Siamo certi che nessuno andrà appositamente da Carlo Cracco per mangiare la sua rivisitazione della pizza margherita, semmai qualche avventore straniero – decisosi a provare l’esperienza del suo nuovo ristorante in Galleria – propenderà per scegliere proprio lei nel vasto menù proposto sotto le volte ideate dal Mengoni. Non fosse altro perché da via Cadore a Porta Romana e fino a Isola, Milano pullula (fin troppo) di pizzerie napoletane di ottimo livello per ogni gusto e portafoglio. Ecco cinque indirizzi con pro e contro, ma sicuramente – crediamo di poterlo dire – capaci di sfornare pizze più vicine all’originale di Napoli di quelle del rinomato cuoco vicentino.

Pizza Am, corso di Porta Romana 83
Locale caciarone, con Keith Haring stampato sulle pareti, dove non si prenota e la fila non manca mai. Da martedì alla domenica, a pranzo e a cena. Ma mentre Pasquale Pometto (che ora ha aperto un altro locale, Piz in via Torino) sforna le sei pizze (dai 6 ai 9 euro) proposte in menù, la vostra attesa è gratificata da bicchieri di prosecco offerti e da un assaggio (anche due se l’attesa si prolunga) di panuozzo specialità della casa. Non ci sono antipasti, qui si mangiano solo pizze. E sono tutte classiche, la pasta è morbida ed elastica, la cottura perfetta, la mozzarella gustosa e la salsa leggermente acida. Dopo aver gustato la pizza, gli amari della casa sono offerti. E se volete il bis, non ve lo negheranno. Spendere più di 15 euro è un’impresa. Ci sia concesso: è la nostra preferita.

Da Michele, piazza della Repubblica 27
Storica pizzeria di Napoli, ha aperto da poco a Milano e ha già conquistato la scena. Code a pranzo e attesa anche a sera, ma nelle quattro volte in cui lo abbiamo provato non abbiamo comunque mai aspettato più di 20 minuti. Il locale (l’ex Ricci di Belen Rodriguez e Joe Bastianich, parecchio kitsch) è enorme, quindi il ricambio è rapido. La pizza? Napoletana vecchio stampo, la margherita può essere classica o con aggiunta di un po’ di mozzarella extra. Un giorno capiremo, però, perché le dimensioni della pizza debbano essere di molto superiori a quelle del piatto complicandone il taglio. La pasta è assai sottile, con la mozzarella extra tende a bagnarsi. L’olio è di semi. Nel complesso, un ottimo prodotto per i nostri gusti. Margherita classica e birra media (una volta ci è stata servita in un bicchiere di plastica, sic) fanno 15,50 euro.

Gino Sorbillo, largo Corsia dei Servi 12 e via Montevideo 4
Dopo aver superato la fila e decriptato il menù (auguri), potete gustarvi una buona pizza napoletana che presenta la stessa problematica tecnica di Da Michele: le dimensioni. Per carità, viva la tradizione, ma il problema resta. Margherita buona e non cara, condita con una spolverata di parmigiano. In uno dei due locali, quello di via Montevideo, l’olio viene messo sulla pizza a crudo (e infatti Olio a crudo si chiama il locale) dopo la cottura. La pasta è una di quelle tirate sottili nella parte inferiore e questo tende a raffreddare il prodotto rapidamente. Il coperto costa 2 euro, con l’aggiunta di una bibita si sta sotto i 15 euro a persona. Se però optate per una delle altre pizze, il conto schizza facilmente verso i 20 euro e oltre.

Marghe, via Cadore 26
Pizza più piccolina, farine macinate a pietra, lievitazione di 48 ore e bla bla bla. Marghe si inserisce nel solco che sta tra la classicità partenopea e la rivisitazione gourmet, che qui non piace. Sia chiaro: la margherita è buona, si digerisce bene, è cotta molto bene, non è mai bruciata (che non guasta) e costa 7 euro, cioè il giusto per Milano. Il locale un po’ fighetto-trend-chic. Con una birra senza pretese e il coperto (2 euro) non si toccano i 15 euro. I prezzi delle altre pizze in menù arrivano anche in doppia cifra.

Starita, via Gherardini 1
Con i suoi 6,50 euro, qui la margherita è la più economica del giro dei classici napoletani sbarcati a Milano. Mozzarella ottima, cottura nì. Il locale è molto grande (sfiora i 100 coperti) e i tavoli assai vicini e questo spesso complica il servizio. I prezzi delle altre pizze lievitano, ma a 11 euro il piennolo giallo merita. Ottimi i vari fritti e frittini napoletani. Pizza base, birra e coperto (1 euro, deo gratia) fermano il conto a 12,50 euro.

Quanti altri (e basta con ‘sto gourmet)
Da quando – attraverso Expo – Milano si è imposta come la capitale del gusto in Italia, c’è la corsa ad aprire pizzeria in ogni angolo della città. Oltre al pluripresente Piccola Ischia, che prima del boom nel 2015 dominava la scena, esistono svariati indirizzi interessanti. Ognuno propone il proprio modello: da Lievità (via Ravizza e via Sottocorno) che punta su diverse varianti di pomodoro a prezzi non proprio popolari a Briscola Pizza Society che lancia sfiziose “pizzette” piccoline e abbinabili. Escludiamo da questa categoria i vari revisionisti e amanti del gourmet (va molto di moda, ad esempio, Berberè a Isola e in via Vigevano) e aggiungiamo una menzione speciale per il rapporto qualità-prezzo alla margherita con fior di latte de La Coccinella, in piazza Tito Minniti: 5,50 euro di goduria. Perché, quanto ci riguarda, la pizza è alla napoletana. Altrimenti vale tutto, anche la margherita di monsieur Cracco.